martedì 4 aprile 2017

Tavola Luminosa AGPtek A3

Di recente ho parlato di un altro aggeggio tecnologico: il Lumsing. 
Questa tavola luminosa è il motivo per cui l'ho comprato.
Tutto risale a mesi fa e l'inverno stava finendo.
Non sto qui a raccontare la lunga serie di ricerche che ho fatto che partono da tutt'altro, fino ad arrivare alle tavole luminose.
A casa mia ci sono sempre state delle tavole luminose: mio padre per lavoro ne aveva due (una a casa e una in ufficio) e sono tutt'ora perfettamente funzionanti ma estremamente scomode (e pesanti).
Capirete quindi che, volendo cercare qualcosa del genere, dovevo sopperire non tanto ad un'esigenza base, ma piuttosto a qualcosa che avesse caratteristiche ben precise:
  • leggerezza
  • grandezza superiore all' A4
  • facilità di trasporto
  • prezzo accessibile
  • luci regolabili
Infatti non sono finita subito su questo particolare prodotto, ma su un'altro che, apriti cielo, era in squisita offerta. Il mio problema fu l'aspettare troppo: non avendo possibilità economica in quel preciso momento, ho dovuto aspettare e l'offerta è sfumata... prima ancora di averli.
Alla fine, depressa, ho fatto caso al AGPtek 14.6X18.5Inch .

Mi sono dovuta convincere a comprarlo. Perché? Per la luminosità. L'altro prodotto poteva cambiare la luminosità, questo no. Ormai, però, ero così ossessionata all'idea di avere una tavola luminosa, che mi sono convinta a comprarla comunque con la scusa mentale che avrei testato l'utilità del prodotto prima di poterci spendere più soldi (per un A2).
La conquista definitiva sul prodotto AGPtek 14.6X18.5Inch poi è arrivata quando ho visto l'alimentazione: funzionava con un USB, permettendo quindi di alimentarsi anche tramite il PC se fosse stato necessario (da qui il comprare il caricatore di USB che mi allontana dal pc e posso lavorare senza tenerlo accesso) che mi ha reso più tranquilla nel non dover cercare un adattatore universale.

Poi è arrivato... e me ne sono innamorata.
Mentre mia madre mi consacrava una malata di tecnologia (Geek? Chi siete voi? Niente!) io mi sono scartata il pacco come se fosse stato Natale.





Nulla da dire sulla tavola in sé, per lo meno a livello estetico. La tavola è grande, bella proprio come si vede dalla foto.
Oltre a quello ho esultato per un'altra cosa, tirando fuori la tavola: ci sono sia la presa inglese che quella italiana (che io chiamo "civile") e il filo USB che è staccato.
Parliamo del filo, che non è particolarmente lungo, come mi aspettavo, ma è un'altra la cosa che ho notato: l'attacco USB era ovvio, ma è apprezzabile l'altro attacco: è lo stesso dei cellulari quindi la sostituzione è estremamente rapida in caso di bisogno (o nel mio caso, evito di usare quello personale e uso quello che ho già in giro).

Poi tocca alla tavola in sé: ha tre luminosità.
Sono entusiasta. Le tre luminosità sono bellissime e mi fanno davvero tanto felice. Ora, voi direte: ma come, non c'era scritto?
La risposta è: sì, ma io non ci ho fatto caso, anche perchè ero così concentrata nello stare attenta a non comprare un A4 che mi avrebbe rovinato l'umore, che non ho guardato altro e notare il filo con USB è stato già tanto.

Non c'è molto altro da dire: sicuramente non ha niente da invidiare alle altre tavole luminose più costose, dando un respiro incredibile al lavoro che consente di fare.


domenica 2 aprile 2017

La classica storia di ogni adolescente

A poco più di un anno dalla scomparsa dell'autore, lessi per la prima volta Il giovane Holden di J.D. Sallinger (Einaudi Edizioni). Di recente l'ho riletto e la mia impressione non è cambiato.
Questo romanzo è l'opera prima e più celebre dell'autore.

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Sinceramente, col senno del poi... anche ora è una storia incredibile

Non succede, di per sè, nulla di avvincente, ma è facile comprendere come sia diventato un libro simbolo. O perché possa tutt’ora essere definito così e non solo dalla generazione in cui questo racconto ha visto la luce, ma da parte di tutte le generazioni. E per tutti coloro che ricordano di esserlo stati.
Un riassunto del libro è inutile (ce ne sono talmente tanti, che tanto varrebbe leggerlo, il libro) ma per una recensione che si rispetti di un classico, è impossibile non decretare la propria personale opinione sulla storia. E quindi se è o non è piaciuto.
La risposta? Basta leggere la prima frase scritta qui sopra per capire quanto abbia apprezzato la storia del giovane Holden.
È incredibile come, quando lo leggi, sia facile l’immedesimazione nel personaggio. Anche se si è una donna.
Holden incarna perfettamente ogni adolescente di ogni tempo, ma non di quelli da telefilm o film. Un adolescente VERO, REALE. O sarebbe meglio dire CREDIBILE? 
È tenero e vero, e sfigato ma con un certo… no, scusate. È proprio il classico sfigato. Quello che siamo tutti noi. Non è quello che riesce sempre e comunque, non quello a cui le cose vanno bene perché è qualcuno di speciale o altre cagate simili. 
Holden sogna, sbaglia, si giustifica.
Ma soprattutto cade e tenta di andare avanti.
Bene o male.
Nonostante tutto.

In sé non è definibile una storia incredibile se non per il suo essere specchio di ogni cosa.
Salinger, attraverso la voce di Holden, tocca tutte le esperienze tristi e irrisolvibili di un ragazzo che non è sicuro di quale sia il suo posto nel mondo e di come comportarsi. È facile perdersi tra i suoi ricordi e le sue esperienze, immedesimandosi nel personaggio.
Salla perdita della persona amata, ai sentimenti nascosti per qualcuno, al velato senso di adeguatezza rispetto al mondo nel quale in fondo non si hanno certezze su quale sia il proprio posto e si pensa di andarsene, il tutto tinto in note blu di tristezza dove il freddo invernale di sfondo riesce anche ad entrare dentro l’anima.
Holden incarna perfettamente ogni adolescente di ogni tempo, un adolescente che ha debolezze e fragilità che non è in grado di mostrare neanche a se stesso. Tenero è vero, ha una fragilità così umana che la si sente propria grazie anche alla natura espressiva dell’autore che riesce a tirare fuori anche da noi stessi le stesse insicurezze.


venerdì 31 marzo 2017

Creme viso per pelli impure: gel purificante di Bionova e Rhassoult di Alva.

Quando devo parlare di grasso riferito al mio corpo, mi viene quasi da ridere. Con un indice di massa corporea ben lontano dal farmi definire in sovrappeso, si può dire che, se lo incontro per caso, ci devono presentare. Di certo non ci conosciamo.
Poi però se devo parlare della mia pelle del viso, sono tutto un altro paio di maniche. L’ho lucida. Visto la precedente disastroso racconto sulle creme, capirete che no, non sono un’amante dell’andare pesante. In verità ho solo detto la verità (scusate il gioco di parole): non voglio vendere nulla, voglio solo raccontare la mia esperienza.
A questo giro però, non ho cattive intenzioni, o meglio recensioni, ma piuttosto parlare della mia personale esperienza con ben due creme bio presenti in commercio e che vengono definite adatte per le pelli impure che tendono a diventare lucide. Tranquilli, non vi butterò addosso le stesse cose che ci sono nei siti né farò copia-incolla di quello che viene messo sul web. Sì, ci tengo che si sappia.
Tempo fa, comunque, comprai ben tre creme per il viso. Gesto dettato dal panico di non averne, panico dettato a sua volta dall’orroribile esperienza che avevo avuto con la crema COOP. Tre creme è assurdo, per una come me, che non se ne mette a chili e non ne apre mille alla volta. Infatti dopo tenti mesi, ne ho provate solo due e per ovvie ragioni.
Ma partiamo con il periodo estivo/caldo, quello che sta per venire e che coincide con la prima che ho provato.

Si tratta della CREMA GEL PURIFICANTE VISO DELLA BIONOVA
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Provai per prima questa crema per ovvi motivi legati alla freschezza degli ingredienti: tra il cetriolo e gli agrumi tutto urlava estate e io mi volli fidare di questa suggestione. Ci azzeccai.
Parliamo della confezione. Boccettino con dosatore, per evitare gli sprechi, è estremamente comodo nel suo utilizzo. La cosa più bella però non è il contenitore, ma il contenuto. La crema ha un profumo meraviglioso, agrumato e fresco, che non ti rimane addosso come il fantasma delle brutte figure ad ossessionarti. Stenderlo poi è piacevole e veloce, tanto che si assorbe davvero in fretta. La mia pelle è stata entusiasta, soprattutto dopo gli incubi precedenti. Sono stata bene nell’utilizzo per quasi tutto l’autunno
Con l'arrivo del freddo la mia pelle sentiva l’esigenza di qualcosa di diverso. Cosa che, detto tra noi, non mi ha fermato dal continuare per un mese imperterrita.
Fu quando la mia pelle quasi si feriva al contatto con l’aria e il contatto con la pelle della  crema non donava alcuna sensazione di benessere che ho deciso di provarne un’altra dei miei acquisti.


È stato il momento della CREMA RHASSOULT di ALVA.

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Crema attiva lenitiva e opacizzante per pelli impure.
Detto in tutta onestà: una vera bomba. Nel momento stesso in cui l’ho messa la pelle è stata più morbida ed elastica, quasi mi sembrava che le piccole celluline che la compongono piangevano commosse per il benessere (sì, tipo quello che succede nei film con un bel massaggio). La pelle aveva assunto un aspetto sano e morbido. Direi fresco, se non sapessi che con la mia pelle sarebbe un’esagerazione. Il freddo comunque non mi ha più creato problemi. L’assorbimento non è così immediato come la crema precedente. O meglio: è immediato se la mia pelle è particolarmente sofferente, meno immediato (ma comunque veloce) se è più nutrita. Il prodotto per il resto è in un contenitore classico, tipo pomata che quindi minimizza gli sprechi. Solo ora noto che la mia pelle comincia a sembrare reagire al suo contatto come se fosse troppo nutrita. Ma non per l’elasticità e la morbidezza della pelle, ma proprio come se fosse troppo. Credo sia dovuto all’innalzamento delle temperature. La nota dolente è il profumo. Più che profumo è odore. Non è il massimo, ma una volta assorbita, io non lo sento più e sinceramente, anche se puzzasse d'aglio, la mia pelle ormai è innamorata.

Nei fatti ho riprovato a mettere la crema di Bionova, riscoprendo il magnifico profumo, che in effetti ora la temperatura le è tornata amica e la indosso con piacere, optando quindi perl a scelta di mettere questa il giorno e la Rhassoult per la notte, non che io faccia mai molto caso, o che mi ricordi di mettere sempre la crema, o che voglia sempre farlo, ma in questo modo posso godermele entrambe e magari finire quel (spero poco) che avanza della crema invernale.

Un'altra nota interessante che ho notato è l'associazione con il fondotinta. Avendo l'abitudine di mescolare il mio fondotinta in crema, soprattutto se denso, con una crema, anche solo per diluirlo posso affermare che contrariamente al precedente prodotto recensito entrambe le creme hanno avuto un'ottima reazione con gli stessi fondotinta.
Per intenderci: la crema gel Bionova, pur essendo anche lei gel, si amalgama con facilità, per qualche secondo ho temuto che non si funzionasse, ma non mi ha deluso. A conferma che essere gel NON è una scusa. La Rhassoult dell'Alva invece non mi ha fatto temere nulla, ma ho notato che c'è un leggero schiarimento del fondotinta, credo sia dovuto dalla maggiore densità del prodotto e dal suo colore bianco. 



Quando le avrò finite, finalmente, toccherà alla terza crema...

martedì 21 marzo 2017

Westword - dove tutto è concesso

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In verità non sono un'amane delle storie dei pistoleri.
In verità se proprio voglio cappa e spada. Peccato che in questo periodo fanno orribili cappa e spada e poi questa meravigliosa e dolcissima meraviglia di stile.
Tempo non permettendo, mi sono rimessa a guardare Westword, nuovo telefilm USA che ricalca un vecchio film, sempre di quel continente.
In verità ricordo vagamente il film in questione è innovativo per i suoi tempi, ma questa serie è meglio.
La profondità della ricerca dell' identità presente nel telefilm è lento e continuo. Tra l'altro non in maniera particolarmente pesante e pomposa, anche perché quello che succede ti incuriosisce e ti fa sempre più appassionante. 
Tutto si svolge in un parco di divertimenti in stile western dove gli esseri umani si mescolano a degli androidi che sono umani in tutto e per tutto, dove questi ultimi alla fine soccombono sempre alle smanie e ai desideri più oscuri degli ospiti, senza che questi si sentano in colpa.
E' in questo scenario che si muovono personaggi umani e androidi che si muovono secondo i propri scopi, oscuri e non. Soprattutto da quando alcuni dei residenti (gli androidi) hanno delle "rimembranze" che loro vedono come sogni ad occhi aperti e che invece sono vecchie memorie che riaffiorano.
Tutti sono intrappolati e alla ricerca di qualcosa, e il finale della prima stagione è una meraviglia.
Non sono ridondanti e il bello della storia, che sì ha un filo conduttore, è che questo filo è molto logico e non c'è nulla di particolarmente esasperato.
Che poi, se metti delle personalità da vecchio west, come pensi che reagirebbero davvero con personalità più contemporanee?
La qualità recitativa a volte è un po' forzata (vero Tessa? Ti adoro da anni, ma qui eri eccessiva in certi momenti!), ma in complesso è una delizia.

Anthony Hopkins è splendido, come il suo personaggio.
Ed Harris è l'esempio migliore di uomo western in un mondo non western, l'archetipo del cattivo dei film di quel genere, rivisto in chiave moderna.
Maeve Millay è uno dei personaggi più belli e interessanti che potevano creare e adoro come è interpretato da Thandie Newton.

In verità, lo ammetto. Adoro praticamente tutti i personaggi.

Mi piace perchè non passo tutto il tempo a dire "ma scherziamo?!", ma piuttosto passo tutto il tempo a dire "Maddai!!!".
Finalmente qualcosa di cui ora temo la parabola a discendere!!!

Un consiglio? Guradatelo, ma guardatelo quando avete il tempo per farlo e non avete ansie o grilli per la testa: bisogna guardarlo con calma e non avere fretta. Bisogna guardarlo bene!





















venerdì 10 marzo 2017

Sorelle - la serie televisiva, puntata 1

Stasera è uscita la prima puntata di una nuova miniserie italiana, Sorelle.



Personalmente non apprezzo tantissimo i telefilm nostrani e, da brava cinecriticona, sparo a mille soprattutto perchè sono spesso di una mediocrità recitativa e di sceneggiatura che mi fanno vergognare. Anche perchè anche certe mediocrità straniere sono più apprezzabili per lo meno, se non hanno una di queste due semplici cose (recitazione e sceneggiatura) almeno l'idea creativa. E diciamocelo: il cinema italiano sta passando davvero una fase terribile, figuriamoci i prodotti seriali.
Non nego però che ci sia qualcosa che, se proprio non posso definirlo entusiasmante o innovativo, per lo meno lo definisco interessante.
Questo è quello che posso dire di Sorelle.
Ok, ammetto che stimo sinceramente Anna Valle, che non solo è di una bellezza invidiabile, ma ha anche quello che si dice la capacità di bucare lo schermo. Non cambia mai particolarmente nel modo di recitare, è un po' come Alberto Sordi quando spiegò a un suo fan americano come faceva a entrare così bene nel ruolo lui rispondeva che, semplicemente, metteva i vestiti del lavoro, confermando che era sempre se stesso. Anna Valle sembra fare la stessa cosa: è sempre lei che, in questo caso, è avvocato e sorella maggiore di una (bellissima quasi quanto lei) Ana Morariu e figlia di una Loretta Goggi che è piacevole, ma anche no, e non so se è per colpa del personaggio, fatto oggettivamente male, o della sua voglia di essere se stessa e allo stesso tempo qualcosa di inaspettato per i pubblico. Forse entrambe.

La storia è ovviamente un giallo di come ce ne sono stati sempre tanti nel modo di fare gialli in Italia: Chiara torna a casa, sua sorella è sparita e si scopre morta, rapporti complicati e cose non dette, segreti, antichi amori e altrettanti rancori... Sul serio, niente di nuovo.

C'è un però.

Il però è che comunque la storia è presentata in maniera piacevole.
La storia, nella sua banalità, è strutturata bene e promette di avere un interessante svolgimento.
Il primo capitolo infatti intriga, Anna Valle riesce a mantenere un tono alto tutto il tempo, nonostante le solite filippiche sui sogni che comunque posso anche  giustificare: una sorella scomparsa può creare serie inquietudini. Io sono così traumatizzata dagli esami di matematica che per me coincidono con brutte cose di famiglia (dalla morte del mio cane, a parenti vari che finiscono sotto i ferri) che l'altro giorno ho sognato di subire io stessa un incidente stradale mentre andavo a sostenerlo.

Poi ci sono i misteri inspiegabili che sono apparentemente lontani dalla sparizione di Elena, nonchè della scoperta, da parte di Chiara della presenza di segreti che avvolgevano la vita della sorella minore.
Capirete che ci sono già molti nodi che sono stati trovati, ma è stata una lunga puntata e non sono stati sputati fuori l'uno dopo l'altro, quanto piuttosto mostrati con un adeguato ritmo.

Il legame, poi, tra le due sorelle, che poi dovrebbe essere il fulcro dell'intera storia, si dipana piano piano già davanti agli occhi e, con tutto il cuore, penso che i due personaggi siano molto realistici anche se le battute tra le due non sono sempre al meglio delle possibilità e sembrano anche forzate : emblematica la discussione che le due sorelle hanno avuto nei ricordi di Anna nella casa romana di lei dove il fittizio fa da padrone e dove si nota una certa volontà di voler dire e non dire per non svelare troppo con un risultato piuttosto scadente.

Nota particolare spetta a Matera.
Finalmente la città protagonista non è un paesino, o Napoli, o una Roma ripresa a cazzo. E' una città, patrimonio dell'unesco che meritava di essere filmana un po' anche perchè è talmente complicato poter andare a visitarla che almeno la si vede in televisione. Sapete che manca la ferrovia, vero? Hanno una stazione ferroviaria ma mai avuto una ferrovia e ci vogliono almeno due ore per raggiungere un aereoporto...
Certo, anche per quello che riguarda gli attori che dovrebbero essere materani ho da ridire. Non sono Matarrese (sì, vi ho chiamato così! Wahhahaah) ma non ho riconosciuto l'accento... che non senti i miei parenti di quelle parti da così tanto tempo? Soprattutto perchè qualcuno sembrava campano e qualcun altro pugliese... bah... qui posso sbagliare, in fondo il dialetto o il semidialetto lucano lo parlo solo con mia nonna (o quando la prendo in giro). Forse costringere l'attore ad assumere o un accento più autoctono oppure una dizione pulita sarebbe stato gradito.

Per il resto... speriamo che la storia non cada nel banale se no insulterò tutti.

martedì 28 febbraio 2017

Supergirl - Begin super

Questa volta decido di trattare una cosa del tutto nuova, non che abbia chissà quali argomenti o chissà quali post, ma penso sinceramente che valga una discreta attenzione.
Conosciamo tutti i recenti lavori della DC comics per quel che riguarda il tubo catodico (che ora non è più catodico), sia per quel che riguarda i film che quello che riguarda i telefilm.
L'uomo non voluto neanche
quel mostro di Nessy

Sul grande schermo vince e stravince il caro e vecchio Ometto in nero e la sua risma, perchè si sa! Batman è sempre figo anche quando la pellicola è di scarsa qualità (dove pure l'amore malsano di Harley Quinn per un uomo che la sfrutta e abusa di lei è reso politicamente corretto e giustificato, o dove il personaggio tormentato di Talia al Ghul è reso persino più scarso dell'ultima interpretazione cartacea di quel fallito di Morrison - ma si sa, ora fa figo pure come hanno ridotto Catwoman, e sicuramente a Ghotam le prostitute dicono al poliziotto "l'accordo alla Catwoman" per parlare delle marchette che lei fa ai tetti a Batman per rimanere fuori di galera - c'era un tempo in cui io la gatta la stimavo... ora è solo una prostituta piagnona in latex che si autoillude di avere rispetto e un grande amore, ed è sicuramente più credibile il primo), e il mondo dei telefilm dove abbiamo un Green Arrow che in verità è un Batman in verde che però uccide (nei film pure il milionario di Gotham lo fa, ma indovinate?
Serie DC dello stesso universo e
che non sono state abolite
La sua regola praticamente da subito è proprio il contrario) tanto che i 3/4 dei suoi nemici sono in verità presenti nelle storie del Cavaliere Oscuro, un Flash un po' scemo, ma che non fa poi così schifo, dei tizi che viaggiano nel tempo alla facciaccia dei mostri che invece attaccano il velocista scarlatto e la sua cricca, una Supergirl senza trama che sicuramente alla fine metteranno con lo stesso stronzo che nei fumetti l'ha massacrata di botte perchè prestava attenzione ad un amico invece di prestare attenzione al suo pacco (e lei poi ha spedito giustamente fuori dal sistema solare), un pe-frotuna-l'abbiamo-perso-Constantineuna Gotham che urtica perchè come Supergirl aveva potenziale, ma mettono troppa roba e la mischiano male e finiamo con un Powerless che... beh! Non ho ancora visto ma già mi sta simpatico. Sarà che è una commedy.

Tutto questo preamobolo per dire che, voi non lo sapete sicuramente se non leggete le boiate made in USA, ma c'è stato di recente una piccola rivoluzione nel mondo dei fumetti DC, con il risultato di aver ringiovanito i padri (che comunque sono ben lontani dall'esserlo davvero), mischiano dimensioni, per poi trattare sempre le stesse cose con stereotipi e senza una vera trama. Ma in fondo se andate su EFP trovate fanfiction più strutturate e comprendete che parlare del "vostro Superman/Spiderman/Vattelapesca" coincide proprio con quello che fanno mille altri fan solo che nei siti di fanfiction sono gratuiti.

Poi c'è la chicca.

Supergilr - Being Super.

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Supergirl - Being Super
Copertina del primo numero

Il primo numero è uscito il 28 dicembre scorso e il secondo solo il 22 di questo mese. Due mesi di attesa, un vero peccato.
In verità, Supergirl ha in sé già una sua testata che credo ricalchi quella della serie televisiva, poi hanno lanciato questa piccola perla che, sinceramente promette davvero bene.
Facendo questo articolo ho scoperto che le autrici sono due donne: Mariko Tamaki e Joelle Jones.

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Mariko Tamaki alla presentazione di
un fumetto che ora voglio sapere
com'è
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Joelle Jones a un comicon












La storia è femminile e universale, ma sicuramente non banale.
Tutto molto umano, molto normale, molto super.
Kara vive a Midvale, un paesino alla Smallville per intenderci e che ricalca perfettamente la situazione del cugino. 
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Ha 2 amiche, Dolly Grandger, una giunonica ragazza di colore dall'aria molto rock nonostante le preferenze musicali dei genitori - e se una figlia la chiamano Dolly, non sto lì a spiegarvi quale sia il loro genere - e Jennifer Bard, una rossa alta e secca con tanto di lentiggini e l'atleticità di una gazzella.
E qual è il grande trauma che subito la protagonista deve affrontare? Un brufolo.
Esatto un brufolo. Tutto infatti è pervaso di una incredibile normalità, nonostante la protagonista non sia esattamente normale, visto che, beh!, non è terrestre. Ma lei infondo è identica alle sue amiche, con cui si scrive in continuazione al cellulare, anche mentre alza il trattore paterno (e che la rimprovera per questo), ha degli incubi ricorrenti, le piace correre, e vuole poter scoprire chi è davvero, saltando fino in cielo. Perchè compiere sedici anni è anche quello. Il suo primo regalo? L'esplosione del brufolo kriponiano... 
Poi il patatrak: un terremoto devastante colpisce la cittadina proprio durante le gare di atletica leggera e lei e le sue amiche rimangono coinvolte.

Questa a grandi linee è l'imprinting della storia nel primo numero.

Ora, devo dire che appena arriva in italiano credo che lo comprerà a mia nipote che ha 12 anni.
E' bello per vari motivi: la Tamaki ha scritto tutto in maniera eccelsa: tutto nei dialoghi e nella storia ha un senso e una dinamica estremamente naturale, dove l'amicizia tra le tre ragazze è splendida e palpabile. Non c'è nulla di superfluo, nè di lezioso. Non ci sono tentativi di spiegare il grande mistero della vita, ma solo i normali turbamenti emotivi di un'adolescente. Anche l'affrontare i drammi che si presentano subito nella storia, la corsa in aiuto alla sua amica, la perdita e la tristezza sono descritte, espresse e raccontate in maniera naturale, senza banalità nè ostentazione.
Il secondo motivo sono i disegni: davvero BELLI. Alcune volte sono lievemente sgraziati, ma sono perfettamente in linea con lo stile di disegno che ci si aspetta, senza contare che non c'è un disegno troppo marcato (in linea con il target e il genere di racconto), nè corpi impossibili per pose o muscolature. Probabilmente la Jones non ha avuto difficoltà a disegnare Kara (per me si è usata come modella e ha pure fatto bene - come del resto i capelli bicolore di Dolly sono un palese richiamo alla Tanaki) e i disegni non hanno l'ipersessualizzazione di nessuno dei personaggi (ma di recente la DC sta tentando di tenersi su un tono basso sull'argomento, sia perchè ha dato fin troppo negli anni passati - nè si smentisce quando deve avere a che fare con dei vecchi personaggi -, sia perchè in America gliene hanno un po' dette di tutti i colori - e a ragione! - sia per la discriminazione di genere nelle storie, sia nella scelta di assunzione degli artisti - dove mediocri uomini erano preferiti rispetto a talentuose donne - alla facciaccia della scelta stilistica dell'artista che è una gran minchiata, visto che spesso era meno volgare un fumetto erotico di Manara), nè tantomeno la loro banalizzazione. Pochi altri autori americani al momento sono per me tanto piacevoli alla vista. L'espressività di Kara e delle sue amiche non è banale e persino la kriptoniana che rappresenta l'estetica più americana di tutti i personaggi DC risulta essere semplicemente una bella ragazza.

Ora bisogna solo aspettare e vedere cosa ci proporranno queste due splendide autrici.
Di mio, lo consiglio a tutti.

Per ora, eccovi una carrellata di immagini.


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Per poi chi si chiede di cosa parlavo sopra, su una Supergirl picchiata, si parla del volume 5 del lontano ma non troppo 2007, trattando anche se in maniera piuttosto superficiale un argomento piuttosto raro, soprattutto se il soggetto è un protagonista della DC.

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Capirete che è powerboy è un tamarro e lei è sempre una bambolina bionda, ma a onor del vero era poco più una cheerleader vestita male (a essere gentili), ora mi aspetto qualcosa di meglio. Non che sia difficile.

giovedì 2 febbraio 2017

chiavetta da risvegliare? Consigli da dare.

Da tempo avevo una magnifica chiavetta da ben 32GB su cui non potevo scrivere. Mi diceva che era di sola lettura

Allora che cosa ho fatto? 

Ho ovviamente fatto quello che dovevo fare: cercare online, trovando per fortuna le informazioni sul mio sito preferito per la tecnologia (qui per andare all'articolo in questione). Avevo visto un video su Youtube ma non mi ha aiutato, per quanto sia chiaro e probabilmente utile (visto che diceva le stesse cose della prima parte dell'articolo di Aranzulla).

Ora, io ho eseguito con attenzione alle prime proposte (quelle senza programmi in cui digiti i codici dentro la finestrella nera del pc che ti fa sentire tanto NERD ogni volta che la apri), ma non ha fruttato.
Allora cosa ho fatto? Ho optato per i programmini che Aranzulla propone. Programmi che vanno in profondità quindi è consigliabile in primis copiare i file all'interno se non si vogliono perdere e poi non avere altre memorie attaccate al pc per non rischiarle.

Il primo è HDD LLF Low Level Format Tool (Windows) un programma che scarichi e installi. Purtroppo per me non ha funzionato. Ho provato 2 volte e sono passata all'altro.

Apacer USB Repair Tool (Windows), invece, è un altro paio di maniche. Non si installa e... io lo consiglio: la prima volta non è andato... ma la seconda sì!!
Nei fatti apri lo zip, e lo avvi, quando si apre la finestra chicchi con ordine; Restore - Restore - Yes.
Dopo pochi minuti si si ha la propria chiavetta!!!!
Sul serio, una chicca.