giovedì 30 giugno 2016

MARIA ANTONIETTA E LO SCANDALO DELLA COLLANA di Benedetta Craveri



Maria Antonietta è di certo la più famosa regina di Francia.
Più di Caterina de Medici, che tenne unito il regno mentre a uno a uno i suoi figli passavano a miglior vita.
Più di Anna, infanta di Spagna, che ha protetto il figlio con maestrale eleganza dalla Fronda e ha dato alla Francia il Re Sole.
Potrei continuare citando anche la cara Maria Leszczyńska o la povera e sola Maria Teresa e andare zizzagando per tutta la storia del regno che più di tutti rappresenta l' Ancier Regim.
Ma è Maria Antonietta, rosa di Versailles, che ha le sfumature più malinconiche di tutte.


Il clamoroso Affare della Collana, poi, è forse l'emblema dell'incredibile impiccio in cui lei e il marito si stavano andando a cacciare (un impiccio che farà saltare migliaia di teste tra cui la loro, ma che soprattutto ha cambiato il mondo intero).
In questo libro, praticamente un compendio viste anche l'esiguo numero di pagine, ha l'incredibile capacità di lasciare al lettore un'intensa e precisa idea dei fatti, analizzando i personaggi principali di questa che, se non fosse successa davvero, sarebbe semplicemente un'opera rappresentabile alla Scala, suggestiva e surreale a tratti, divertente per altri, sicuramente con note drammatiche di interessante rilievo.

E' inutile, per me, stare qui a parlare della storia in sè: tutti la conoscono. Quindi scusatemi, passo direttamente al libro.


 La Craveri qui analizza in maniera metodica i fatti, raccoglie le fonti e il suo punto di vista rimane velato, anche perché sono i fatti che si commentano da soli e questo aneddoto, che accomuna la figlia illegittima di una casa reale decaduta e la sua sventurata regina, è esemplare sul mondo che fu.

Personalmente, lo ammetto senza mezzi termini, mi è piaciuta molto una certa ambiguità che si può notare alla conclusione della storia.
Un'ambiguità che certo è data anche dalle pieghe del tempo, ma che non può non lasciarti avvolti nel suo mistero.
E' un aneddoto che la Craveri non si risparmia di notare e che invece risulta essere estremamente interessante proprio perchè denota la superficialità che era ben ritratta anche dai libri di Watteau: quando guardi la nobiltà ritratta dall'artista e leggi della stessa superficialità nella fine di quel libro, non puoi non capire perfettamente come mezzo secolo dopo la morte dell'artista, i francesi hanno fatto una (la) Rivoluzione.




Se sei interessato...


giovedì 16 giugno 2016

Oli nutrienti per capelli.

Tempo fa (taaanto tempo fa) comprai a mia madre uno spray nutriente per capelli.
Che poi non era uno spray. Era un olio che si sprizzava sui capelli.
Più avanti ne comprai incuriosita uno per me, ritrovandomi però a usare prima quello che mia madre aveva usato.
Questi sono l'Olio di Argan della Omia e quello di Amla della Khadi.
Qui ne parlerò ora.



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Quest'olio è piuttosto buono. 
Lo presi perchè era indicato per capelli secchi e fragili ed in effetti fa quello che dovrebbe fare: nutre il capello.
Preso per ammorbidire i capelli lisci, fa il suo effetto. Il problema è come si usa.
Il problema è che, per quanto dicano che non unge nè appesantisce, se segui le istruzioni che ti danno loro, ovvero applicarlo come balsamo dopo aver lavato i capelli, l'effetto è quello che nessuno vorrebbe mai volere: sembrano bagnati, sporchi.
Per quanto ne abbia capito, non è un problema solo dell'olio d'Argan, ma di tutti. 
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Coda di cavallo che necessita di gel o forcine
La cosa da fare è metterlo prima di fare la doccia e lasciare che faccia il suo lavoro. Io personalmente l'ho lasciato agire sempre un paio d'ore e poi ci si lava i capelli come al solito.
Dicono che può essere utilizzato sia sui capelli asciutti che umidi dopo lo shampoo, ma se lo mettete prima di fare la doccia o comunque lavarvi i capelli, vedrete che i capelli risultano essere sì lucidi, ma perchè danno un effetto gel. Penso quindi che se volete legarvi i capelli con un'alta coda di cavallo tipo questa qui sotto, allora credo faccia al caso vostro. Anche perchè almeno non è gel.
Comunque il suo effetto nutritivo lo ha eccome.
Personalmente ho avuto i capelli davvero più morbidi e quella sofferenza di due ore, perchè i capelli lunghi (e tutti quelli con i capelli lunghi sanno come si trattano) sono più districabili e hanno davvero un aspetto migliore.
Bisogna però avere pazienza. Non bisogna di certo spruzzarselo e subito dopo lavarsi i capelli.




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Preso dopo l'altro, sapevo cosa aspettarmi e cosa fare.
Questo lo presi per le ottime recensioni sull'Amla, perchè diciamocelo: quest'olio è presentato come il genio della lampada per i capelli e per quanto si sa che i miracoli non esistono, ci dovrà pur essere qualcosa di buono, no?
Il lato negativo dell'olio della Kadi è il dosatore, se quest'olio lo si vuole usare direttamente sui capelli, essendo conferito con un contagocce.
Personalmente, per applicarlo, l'ho messo nel boccettino ormai vuoto dell'altro olio e l'ho applicato così.
Anche questo bisogna usarlo alla stessa maniera dell'Olio di Argan, ma ammetto che la sensazione di nutrimento è più alta rispetto all'altro, anche se non di molto. Una cosa che ho notato è che se usato e lasciato applicare quel paio d'ore (loro consigliano anche tutta la notte, io non ho così tanto coraggio e poi riuscirei a dormire per il mal di testa che i capelli sporchi e oleosi mi producono) i capelli rimangono puliti almeno un giorno in più rispetto al solito.
Certo, non lo consiglierei come gel, anche perchè contrariamente all'olio di Argan l'odore non è così gradevole (e profumoso) ed ha dei residui dati dall'Amla (che potete vedere dalla stessa fotografia).





                     

Mi dispiace solo di averli finiti...

mercoledì 15 giugno 2016

Due prodotti Viviverde Coop

La Viviverde Coop è una linea che ha fatto impazzire il mondo delle squattrinate come me.
Perchè?
Basso costo e altamente "bio".
Quando si impazza sul web a ricercare le recensioni, infatti, sono talmente entusiaste che non si può non provare.
E invece...
Mia sorella adora comprare i prodotti alla Coop e quando ci va mi chiede se voglio che prenda qualcosa.
Qualche mese fa le feci comprare, presa da quell'ottimismo di cui tanto si parla il Deodorante delicato spray e la Crema viso Gel per pelli normali e miste.

Ma questa non sarà una recensione positiva. Ma manco per niente.

DEODORANTE SPRAY COOP

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Premessa. Io sudo come tutti. Ne troppo, nè troppo poco. Sudo nella media.
Anzi, se devo essere sincera, faccio talmente poco movimento che si può dire che non sudo così tanto.
Al massimo ci sono, come con tutti, dei tessuti che mi fanno sudare e altri no.
Da non comprare. Assolutamente. Se è vero che quello spray è più efficacie, allora non bisogna manco prendere quello roll-on.
Mi chiedo se chi li ha recensiti li ha davvero provati o no e per quanto tempo. 
Tranne un paio di loro, penso sinceramente che tutte le altre abbiano fatto copia-incolla e tanti saluti.
E se li hanno provati, per quanto tempo?
Io l'ho tenuto un mese. 
E poi ho detto "ma manco morta".
Non ho mai puzzato così tanto in tutta la mia vita. Anche quando non metto il deodorante.
E non parlo di molto tempo: parlo di poche ore. Prima di pranzo già sentivo che l'effetto del deodorante era svanito.
E se mi dite che allora avrei dovuto portarmelo dietro e usarlo ancora, il dito medio ve lo alzo dritto in faccia: una persona non si deve preoccupare che il suo deodorante non funzioni. E ci si può anche aspettare che non funzioni fino a sera, ma per l'amor del cielo! Almeno fino alla pausa pranzo!

Che fine gli ho fatto fare?
E' nel beauty-case da piscina: quelle volte che vado in un paio di SPA.
Perchè, va bene che costa poco, ma non posso fare a meno di non continuare a usarlo fino a quando non finisce.


CREMA VISO GEL IDRATANTE PROTETTIVA - pelli normali e miste


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Altro Flop.
Non basso come quel deodorante, ma un altro Flop.
Anche qui, dovrebbe essere proprio come dice l'iscrizione. Pelli normali e miste.
Il risultato?
Deprimente.
Non sono una di quelle persone che mette chili di crema addosso: metto sinceramente giusto l'indispensabile se non addirittura una dose inferiore, quindi non si può parlare del prodotto come "sovradosato".
Ho già usato prima creme gel, ma in effetti ne ricordo solo una della mia farmacia di quartiere.
Lasciando perdere la risposta plausibile che tutte le creme gel sono così (e no, perchè quella appena citata non lo era), l'unica cosa davvero bella di questa crema è il suo involucro che non lascia sprechi e non fa andare a contatto con l'aria la crema stessa.
A stenderla è anche liscia e spalmabile, non è densa, ma è proprio per la sua natura di gel.
Ma non mi sembra lasci particolari effetti positivi alla pelle. Non la sento idratata, ma piuttosto lucida.
E' come sentire un leggerissimo strato di pellicola trasparente sul viso.
Uno strato che ti rimane addosso per almeno mezza giornata (funzionasse così anche il deodorante...) e non ti fa sentire a posto, ma piuttosto con la pelle lucida.
Tendo a usare altri prodotti biologici?
Sì.
Una cosa che consigliano e che a me è capitato di fare e di avere delle buone performance (o comunque accettabili) è creare una sorta di bb-cream. Con questa è impossibile: sfalda letteralmente il fondotinta (e io ne uso uno della Avril, quindi non è esattamente il più chimico sul mercato, ma fa dannatamente bene il suo lavoro) e anche appena spalmata non permette che si stenda lo stesso fondotinta sopracitato.
La mia paranoia lo accusa anche dei brufoli che di recente mi sono comparsi, ma questa penso sia solo una mia paranoia.
Anche qui, è vero che mi è costata poco, ma questo non vuol dire che siano soldi sprecati.

Purtroppo, contrariamente al deodorante, al momento non ho una crema di rimpiazzo e mi devo accontentare di qualche tester che recupero o davvero di questa crema.
Per fortuna sono una che si dimentica di metterla.























IRIScan Book Executive 3

Tempo fa mi si ruppe il mio vecchio scanner.
Nulla di terribile, nè inaspettato: con più di 10 anni di onorabile attività, il mio vecchio scanner della Canon era ormai incompatibile anche con il vecchio pc. Mi è stato vicino ANNI, ma ormai negli ultimi tempi si bloccava e non funzionava e quindi, quando ha fatto il suo ultimo respiro, non mi sono sorpresa.
Per molto tempo mi sono arrangiata come potevo, ovvero scroccando gli scanner altrui.
Il problema principale è la comodità di utilizzo.
Spesso trovavo e mi trovo tutt'ora a dover avere delle scansioni in giro.
Chi è studente, infatti, deve poter avere la reperibilità di alcuni libri o per lo meno alcune pagine di essi e, diciamocelo, non a tutti basta la fotografia del cellulare. 
Io stessa, comprato il primo smartphone, ho notato la piacevolezza di una fotografia di buona risoluzione per i documenti, ma spesso serve qualcosa di più.
Qui entra in gioco l' IRIScan Book Executive 3, un aggeggio semplicemente mica male. Anzi. Io l'ho adorato da subito.
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La prima volta che sentii parlare di uno scanner portatile di questo tipo fu da mia sorella, proprio quando ancora piangevo le spoglie del mio amato Canon. Me ne innamorai subito, se non fosse per il prezzo che era decisamente lontano dalle mie tasche: sono fanatica di tecnologia, ma 200 euro risulta essere sempre un prezzo troppo elevato per me.

Mi sono ritrovata a doverlo usare in più di un'occasione, ritrovandomi estremamente soddisfatta:

  • Ho scansionato una pagina di scuola che mia nipote doveva mandare a una sua amichetta e la cosa difficile è stata trovare l'adattatore della microsd che le avevo regalato per il compleanno. In questo caso, poi, devo ammettere che forse una fotografia sarebbe bastata, ma l'amichetta era dalla nonna, quindi la cosa era impossibile
  • Ero in biblioteca e dovevo scansionare delle pagine per delle ricerche universitarie, ma i libri erano troppi per poterli ordinare tutti
  • Dovevo mandare dei documenti a un amico, 
  • Dovevo acquisire fuori casa delle immagini su cui lavorare.
La comodità strema di questo scanner sta nelle sue forme ridotte e nella sua assoluta leggerezza.
Se l'inghippo può essere che necessita delle classiche pile, questo io lo definirei anche un vantaggio: non avendo bisogno di essere sempre controllato se in carica o no, può essere sempre a disposizione.
Da quando l'ho comprato ho sinceramente dimenticato di utilizzare altri scanner anche perchè se ci sono fascicoli interi da scansionare, bisogna per forza di cose avvalersi di un altro genere di scanner che comunque non tutti, necessariamente, riescono ad avere a disposizione e implica la presenza di una stampante e di un luogo fisso dove stare e comunque, nonostante tutto, scansionare più di una pagina con questo adorabile strumento non è nè difficile, nè lunga.
Anche le istruzioni presenti sulla confezione e dentro di essa permette l'uso agevole e la comprensione del suo funzionamento.

Trovo anche interessante il prezzo: spesso è possibile trovarlo a prezzi inferiori rispetto a quello di base e comunque è uno dei prezzi più bassi per prodotti simili: io per lo meno l'ho pagato meno di 100 euro, prezzo assolutamente fattibile e onesto.


IL CALORE DEL SANGUE di Irène Némiruvsky e PAESI TUOI di Cesare Pavese

Volevo scrivere un post solo sul primo dei due libri del titolo, ma poi non ho potuto non fare mentalmente il paragone all'altro e la passione di quella lettura ancora è tanto forte in me che non ho potuto non decidere di metterla in atto.
Due libri che sono stati scritti nello stesso periodo, due libri che hanno una morte tragica al loro interno, due libri che indubbiamente mostrano una differenza abissale: quella dei due autori.

L'anno scorso il nome di Irène Némiruvsky è diventato famoso grazie a un film d'amore ambientato nella seconda guerra mondiale dove una donna francese si innamora di un soldato nazista che, se non ricordo male, è stato ospitato a casa sua. 
Ammetto di non aver visto il film per due motivi fondamentali: è una storia d'amore ed è ambientata nel periodo della seconda guerra mondiale. 
Ebbene sì, in questo blog parlo essenzialmente delle (dis)avventure morose di gruppo di donne, basandomi su storie veramente accadute, ma di romanzi rosa ne leggo ben pochi e, di sicuro, i film d'amore sono ben lontani dalla mia classifica dei film da non perdere.
Devo anche ammettere che la seconda guerra mondiale è in argomento piuttosto controverso per me. Sono una che legge documentari e resoconti di prima persona, che si è commossa con Elie Wiesel (pubblicherò certamente un riassunto del suo libro La notte e aggiungerò il link qui), ma non guardo i documentari sul nazifascismo, figuriamoci guardare un film simile.

Nei fatti, la signora Némiruvsky la conosco per un altro racconto.

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Il libro non è altro che il racconto controverso ed estremamente realistico. Provate a seguirmi. La storia comincia con il narratore Sylvestre che viene invitato al matrimonio della figlia di alcuni suoi amici di vecchia data a cui è molto legato: sua cugina Helene ed il marito Francois. Da qui sappiamo già qualcosa dei due coniugi: sono sempre stati molto innamorati e fin dal primo momento che Francois la incontrò quando ancora era una bambina, aveva deciso che si sarebbe sposato con lei. Già dalle prime battute, però, sappiamo che c'è qualcosa che non viene detto, che viene taciuto e che non tutti sanno; non era il primo marito di lei, non era nulla di che... forse. La storia comunque va avanti e parla del matrimonio dei due giovani innamorati (Colette e Jean) e si scopre anche molto sul perchè Sylvestre, un tempo di famiglia ricca e agiata, avesse invece perso tutto. La storia poi precipita in un giallo e i nodi vengono al pettine. Cose che il lettore intuisce solo o ha il sospetto, alla fine hanno un senso compiuto.


Questo breve racconto (scusate, ma per me è davvero difficile chiamarlo romanzo visto che il formato della Piccola Biblioteca Adelphi è di un A5 e il numero di pagine si aggira ai 150 con una velocità di lettura che può essere da un giorno a un'ora - dipende dal lettore) racconta quello che in verità era quasi la norma nelle storie di paese, parlando di una certa omertà dilagante, dove la noia porta ad azioni che in facciata non si farebbero mai, dove il rancore da tempo nascosto viene alla luce in tutto il suo fuoco. Se inizialmente puoi patteggiare per un personaggi, poi non puoi non trovarlo insofferente per il finto perbenismo che impone. Le persone del villaggio poi sembrano così simili a tutti gli abitanti di un certo mondo antico, dove devi obbedire alle loro regole, essere con loro e rimanere dalla loro parte e dove non c'è spazio che per l'assecondare un volere collettivo, dove, soprattutto, tutti sanno tutto ma nessuno sa niente e anche quando hanno deciso e voglio ammonire, comunque non parlano della verità di quello che è e che tutti sanno.
Il libro riesce ad essere in una così veloce lettura, tutto quello che molti libri tendono a voler essere in molte più pagine, anche se forse non sarebbe mai riuscito ad andare più nel profondo nella denuncia dell'ipocrisia di una finta vita perfetta dove il mondo agreste è idilliaco che non lo è e dove i rancori e le passioni non sono latenti, ma solo mal celate.

Insomma: un classico: nessuno parla ma tutti sanno tutto, tranne chi dovrebbe.




Autore di tutt'altro calibro è invece Cesare Pavese, sopratutto in PAESI TUOI .

Lessi questo libro bella più completa ignoranza. Solo dopo associai uno dei libri-polettone (La luna e il falò) di cui mi parlavano alcuni compagni e che il mio professore di italiano non ci fece mai leggere (preferendo molto di più Memorie dal Sottosuolo).  


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Anche Paesi Tuoi è un libro campestre, come l'altro. Ma qui il narratore non è un uomo ormai ritiratosi dal mondo, ma piuttosto un giovane ragazzo torinese: Berto.
Berto incontra in cella Talio, un contadino che non gli si scolla di dosso e che infine segue, finendo in un posto a lui del tutto estraneo: la campagna.Qui fa la conoscenza della famiglia di Berto: dal padre Talino (che guai a chi gli tocca l'unico maschio), alla madre alle quattro sorelle.
La differenza tra Berto e i suoi ospiti è profonda, lui non ha un'alta considerazione, se non per la più giovane, Gisella, che è l'unica ad avere un minimo di attrattiva ai suoi occhi.
Il ragazzo veleggia, come il lettore, che c'è qualcosa che non va, ma come il lettore prosegue con la sua storia fino all'atto tragico e Berto, sconvolto, l'unica cosa che vuole fare è tornarsene a casa. Qui di idilliaco non c'è nulla, solo la cruda realtà del mondo.Tutto è intenso in quello che accade e non c'è nessun mistero da svelare. Anche qui tutti sanno e tutti tacciono e solo Berto, che è estraneo, rimane veramente sconvolto dalle azioni che vengono perpetrate. Qui Pavese affronta temi forti e terribili, dalla violenza, all'incesto, dal maschilismo alla violenza di genere in un libro che sconvolge e quando lo finisci non puoi ancora credere di averlo letto davvero.
Qui si parla di passioni profonde, di ingiustizie inaudite e di rifiuto, della Bestialità della condizione umana.Nei fatti, Pavese vuole mostrare anche il cambiamento del mondo, come si stanno evolvendo le cose, dal malessere delle persone alla sempre attuale migrazione.
Temi allegorici usati o no, non riesci a rimanere indifferente davanti alla storia che Berto racconta, non puoi farlo.
Nel romanzo c'è la misoginia che ancora è ben presente nel nostro Paese, dove il figlio maschio viene difeso da tutto: dagli incendi, dallo stupro, dall'omicidio.
E' un libro intenso e, ben lontano dall'essere splatter, ti da meglio di altri un forte senso di orrore, come un pugno allo stomaco: perchè anche se non è reale, è indubbio che abbia un che di realistico.


Se anche tu sei interessato a leggerli...

    

Caricabatterie da Tavolo Lumsing®

Giorni fa ho fatto una serie di acquisti su Amazon e l'ultimo tra questi è il primo che mi è arrivato: Caricabatterie da Tavolo 5 Porte - Lumsing® 
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L'acquisto l'ho fatto per tre ragioni fondamentali:


  • Ero innegabilmente nella fase "esaltazione da acquisto"
  • L'altro prodotto per cui ero andata sul negozio più grande del mondo ha nella parte terminale del filo una usb, quindi per fargli energia dovevo escogitarmi qualcosa che bypassasse quel filo che mi sembrava troppo corto
  • Era in offerta
Sinceramente, ne sono entusiasta. Come tutti quelli che a questo mondo sopperiscono alla propria vita con oggetti inutili:
  • ho anche io l'immancabile cellulare (dallo schermo rotto)
  • un Ipod (vecchio, ma fantastico e indispensabile compagno di molti viaggi in treno e 80 GB di memoria, cosa che allora era fantascenza)
  • l'Ebook (figlio di un'offerta imperdibile e del mio amore per la lettura e della mia assoluta esigenza di comlare il deficit d'attenzione)
  • caricatore portatile (questo, lo giuro, è l'unico aggeggio tecnologico a cui non ero interessata, infatti me lo hanno regalato... e ne sono entusiasta).

Sì, non ho il Tablet, ma ne voglio uno con lo schermo enorme e tanta memoria, quindi aspetterò un bel po', visto che non so se metterlo prima di altri gingilli inutili.

Che poi io parlo di gingilli inutili, ma non posso dire che questo caricabatterie sia inutile. Ci ho subito attaccato cellulare e Ipod e ora posso starmene a lavorare al pc senza dovermi preoccupare di come e dove li ho ficcati: se suona il cellulare non devo impazzire per seguire la musichina e non devo piangere se il mio lettore mp3 è in carica da qualche parte.
Quando poi è arrivato il mio acquisto base, ho potuto verificare l'assolta funzionalità del prodotto.
Comprarlo è stato decisamente un ottimo affare..
Un tempo c'erano le multiprese, immancabile prodotto per chi aveva più di due prodotti che necessitavano corrente in una casa (già il televisore, il videoregistratore e una lampada, pretendono più prese di quanto le case siano predisposte). 
E' anche vero che ora, se si ristruttura casa si può richiedere, al posto di una presa normale, una usb, ma non tutti possiamo permetterci di ristrutturare casa e poi bisogna sempre pensare bene dove mettere questa presa.
Il caricabatterie da Tavolo, sostituisce qualunque lavoro in casa e, soprattutto permette di avere meno roba in giro o, se avete deciso di usare un solo adattatore per i mille fili che dovete avere, potete caricare contempo ogni vostro indispensabile oggetto, quest'ultimo caso è il mio e ora mi guardo il mio nuovo acquisto felice di non avere la sensazione di aver sprecato soldi (come spesso mi capita).

Insomma, era un brutto giorno di pioggia, ma comunque ho visto sereno.




Se sei interessato: Caricabatterie da Tavolo 5 Porte - Lumsing® Caricatore da Viaggio Portatile 40W

LA LISISTRATA di Aristofane

Ho deciso di proporvi, oltre che a delle storie scritte da me, anche dei libri veri, scritti da professionisti.
Ho deciso di introdurre questa sezione per ovvi motivi:
  • Sono molto lenta
  • Non sono così brava
  • Mi piace l'idea di condividere anche questo.
Ho deciso però di selezionare attentamente i libri che consiglio optando per:
  • Storie che mi sono piaciute e che mi hanno colpito: perché la bellezza non va tenuta segreta, ma condivisa;
  • Storie intrise della forza che c'è in ogni donna, perché anche se ne sono pallidi esempi.
  • Storie che possono insegnare qualcosa, o anche solo far riflettere un poco;
  • Storie che, soprattutto, possono tenerci compagnia in un momento di relax.


Lisistrata di Aristofane
Ed è per questo che vi parlo della Lisistrata di Aristofane.
Ho scelto di proporvi questo libro perché è piccolo, divertente e senza particolari pretese.
Ha continue idee di fondo che l'autore vorrebbe o no comunicare, ma principalmente è davvero una gran bella commedia teatrale.

Infatti, questa commedia dell'Antica Grecia è forse una delle opere classiche più famose senza sapere che è di questa opera che si tratta.
La Storia è, ovviamente, di ambientazione greca, durante la guerra del Peloponneso.
Lisistrata, donna ateniese, decide di chiamare a raccolta le donne greche per affrontare il gravoso problema di questa guerra: se gli uomini sono così stupidi da non saper trovare la pace di loro iniziativa, allora saranno le donne a costringerli.

Come?
Beh... come... ovviamente con lo sciopero del sesso.

E non solo alcune: tutte le donne greche si devono astenere dal darla al loro coniuge fino a quando questi non si applicherà per trovare la pace.
Come rispondono le altre? Beh, se inizialmente rifiutano, per poi convincersi che sì, questa è la soluzione migliore: se gli togli il giocattolo più piacevole, in fondo, l'uomo farà di tutto per riaverlo.
A quel punto le donne prestano giuramento e occupano l'acropoli di Atene.
Da qui nascono aneddoti che lasciano semplicemente divertiti, mantenendo l'attenzione del lettore (che in verità dovrebbe essere spettatore) stimolato e acceso fono all'immancabile lieto fine: perché è di Commedia che si tratta.

Se La Lisistrata è considerata una delle migliori commedie di Aristofane, è pur vero che questa storia non è prettamente femminista.
Più che altro ha soggetti femminili.
Non ci sono donne che "lottano" per la parità dei sessi (e per quel poco che so io, la vita della donna ateniese non era certamente libera e la loro volontà era praticamente nulla), ma è quasi messo come ovvio che loro, pur essendo delle persone, sono allo stesso momento degli oggetti e usano se stesse per il fine più alto.
E' quasi un pre-femminismo: loro si stanno rendendo conto che hanno un potere, anche se dato dal proprio corpo, un potere che è inferiore solo alla loro mente e tenacia.
Queste cittadine combattive, combattono per la pace e a loro basta questo, invece di imporre sempre la loro volontà agli uomini, cosa per altro impossibile solo con l'astinenza sessuale.
Ma loro collaborano e ottengono qualcosa.
Loro si limitano quasi a un qualcosa di tanto grande, senza capire che se volessero, sarebbe possibile per loro fare tutto quello che vogliono.
Certo, loro si sentono dei pari dei loro compagni, ma è indubbio che non sono loro che prendono alcuna decisione, piuttosto costringono i loro coniugi a farlo.
Tutto può essere, ma non femminismo.

Ma non sembra anche a voi qualcosa di tremendamente contemporaneo?

SIMBOLO VUOTO - storie arturiane

Dopo l'ultimo post cambio del tutto il genere.
L'ho detto che amo le storie e ne ho appena letta una che mi ha fatto piangere...
Che volete che vi dica: fondamentalmente sono una romantica e gli amori tragici hanno sempre un fascino tutto loro...

La storia poi è basato sulle Leggende Arturiane, e qui Mordred e Ginevra sono i protagonisti dei ricordi di Artù e dove la sofferenza di un padre si unisce a quella di due amanti alla fine delle loro vite...

Simbolo vuoto.

Leggetelo e fatemi sapere se non è triste... e non vi piace.

Si comincia

Ebbene sì.
Ho deciso di aprire un altro blog.
Perché?
In primis perché posso, visto che blogger lo permette, e poi perché non posso mettere negli altri e poi perchè mi andava.
Buona lettura!!!