giovedì 4 maggio 2017

Il perchè di un flop. Gotham e i suoi.

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Di recente ho visto che anche in America il telefilm Gotham sta riscuotendo poco successo tra il pubblico. Diminuiscono l'impatto parlando del problema legato a tutte le serie targate Fox.
Io non so quali siano le serie al momento che, come Gotham, siano dell'emittente, ma so perchè questa serie in particolare sta andando male.
Non è neanche tanto il fatto che sia la serie di Batman senza Batman, quanto ci sono tutti tranne lui e al suo posto hanno piazzato il commissario Gordon.
Se all'inizio tutto poteva sembrare più accettabile, mentre vanno avanti perdono il controllo nell'anima da fanwriter degli autori.
Si poteva accettare che Selina e Bruce se la intendessero sin da adolescenti e che perdessero pure la verginità assieme. Cosa che non hanno fatto perchè devono sembrare due sfigati entrambi, quando si sa che lo è solo lui.
Si poteva anche accettare che quello che è stato il miglior amico degli anni di scuola di Bruce e poi il pericolosissimo due facce sia di vent'anni più vecchio e già con disturbi da psicolabile.
Si poteva accettare una Ivy disadattata sin da piccola dalla famiglia disfunzionale, quando tutti sanno che era solo una nerd.

Si potevano accettare tante cose.
Sono state accettate tante cose.

Poi compaiono praticamente tutti i personaggi dei fumetti di Batman a cazzo. Senza alcuna logica e Gordon, seriamente, fa Bruce/Batman.

Non si rasenta neanche il ridicolo, solo il grottesco.

Le fidanzate storiche di Bruce a cui lui nella millenaria storia dei fumetti è stato davvero legato diventano tutte una a una o anagraficamente irraggiungibili o solo dei fugaci flirt immaginari di un ragazzino.
Che magari andrebbe anche bene... se non fosse che accentuare solo la relazione con la donna latex con la frusta che gli fa le marchette per non finire in galera è quantomeno inverosimile.
Perchè nel corso degli ultimi anni è questa la fine che ha fatto Selina che qui, dall'immenso potenziale di ridisegnare il personaggio, l'hanno creata più che altro la pantomima di una ragazza fragile ma forte, ma in fondo sappiamo tutti che gli sceneggiatori americani, a livello dei nostri, non riescono a fare una donna veramente strutturata.
No, a onor del vero avevano creato un personaggio femminile davvero accattivante.
Fish Moony.
Fish Moony era l'esempio di quello che poteva essere il telefilm di Gotham ma non è stato.
Di cattivi della vecchia guardia, cattivi che non sono gli storici di Batman ma possiamo definirli "la generazione precedente", ce n'erano e potevano giocare su quelli: da Falcone a tutte le altre mafie organizzate: Helena Beltranelli, la Cacciatrice, nasce da una di quelle famiglie mafiose, tanto che porta orribili cicatrici (nella sua storia degli anni '90) che la segnano come vigilante.
Fish Moony poteva essere un altro personaggio delizioso e assolutamente nuovo che poteva segnare anche l'indipendenza delle donne di Gotham (intendiamoci: nel trailer - perchè quello ho visto - di Batman VS Superman, Bruce dice a Diana di aver già avuto a che fare con donne come lei, e per quanto lei non volesse, aveva ragione lui: tra Cat, Ivy e Talia, quelle originali, lui aveva a che fare con donne estremamente forti e fantastiche, poi tra una che ha sette vite, l'altra che è Madre Natura e una che ha i Pozzi di Lazzaro, oggettivamente: sono anche loro potenzialmente immortali).
Poi tolgono lei e invecchiano Ivy, senza poi farle veramente nulla.
Poi fanno diventare una coppia non coppia Selina e Bruce in modo grottesco senza che sviluppino un minimo la cosa aspettando che gli spettatori gradissero per forza.
Poi tutti i cattivi di Batman (tranne Azrael, e quella checca del Joker, ma mi sembrava il minimo) ce l'hanno con Gordon... questo è assurdo. 
Gli autori avrebbero dovuto fare un profondo respiro, guardarsi tutte le versioni del fumetto, soprattutto quelle che parlano dei personaggi più vecchi o della nascita dei personaggi principali (non sarebbe stato difficile, visto la quantità di infomazioni che ha internet) e decidere di glissare sulla loro personale versione della cosa a favore di una storia con una certa logica.
Purtroppo, senza Batman, non funziona Gotham mettendo solo tutti i suoi cattivi e Gordon non è un degno sostituto del Cavaliere Oscuro. Solo perchè metti un protagonista che non se la fa con le donne per uno o l'altro motivo e che in prims è sfigato, non è abbastanza.
Che poi è stato sposato due volte... potevano evitare di far diventare la prima moglie una psicotica e lui che poi si scopa (per poi diventare un amore non amore) la dottoressa che in effetti è piuttosto importante per Bruce, per poi farsi una fidanzata storica del milionario (ma ora dicono che è "una parente"). Evitare scimmiottate sentimentali così banali sarebbe stato meglio.
Ed è inutile mettere parenti che compaiono come funghi misteriosi. Usate quelli malati di Bruce che gli rovinano la società, piuttosto.
Il bello di Batman è che è un uomo, usate un uomo per esaltare la tragicità di Gotham.
Tra l'altro Gotham è la Casa di molti personaggi/supereroi pre Batman: dal primo Lanterna Verde dai colori improponibili che divenne davvero il super eroe di un giovane Bruce, alla prima Balck Canary, per non parlare di tutti gli altri mille personaggi che potevano davvero fare la loro figura di ispirazione e fascino.
Ci poteva stare: una giovane Cat affascianta da una Dinah Drake combattiva e femminista, un Alan Scott rivisitato che da i primi rudimenti di idealismo a un affranto Bruce Wayne che così potrebbe davvero vedere il modo diverso di combattere il crimine: quello di Green Lantern e quello di Gordon.
Prendi tutti i supereroi definiti Golden Age e piazzali lì insieme ai loro super cattivi, piuttosto.
Ma non pensare di fare Batman senza Batman. Gotham è il grande amore di Batman? Sì: ma fa vedere questo amore tragico seriamente: fa vedere cosa succede nella città che combatte se stessa.
Fammi vedere la maledizione della città malvagia, nata già maledetta, piuttosto. Ma non trasformarmi Gordon in Batman senza riuscirci davvero.

Sul serio, FOX: tanta potenzialità messa a puttane.
Non potevate fare Barman? Potevate fare comunque mille volte meglio.

Io stessa che sopporto SOLO Batman dei vostri personaggi, non riesco davvero a continuare a guardarlo per intero. Quasi a confermarmi che non devo continuare a smettere di guardare le vostre fanfiction animate. Per lo meno fino a quando non mi rimettete Talia nella giusta posizione e soprattutto non fate arrivare il mio piccolo Damian, che mi stanno abbassando tantissimo nel Rebirth per fare fighi gli altri, e li odio per questo, ma lui è sempre il piccolo D.

L'esempio di successo, e ne rimango sempre allibita, è Arrow.
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Parliamoci chiaro. Arrow fa schifo, ma ha il giusto grado di ogni cosa. E per gli amanti del genere è quello che ci vuole.
Soprattutto, gli autori, non potendo fare Batman, hanno preso il personaggio più vicino all'eroe Incappucciato, che a suo tempo fu creato sulla sua falsa riga, e ne hanno fatto una versione in verde. Tanto che ora persino Talia è stata chiamata in causa (irritandomi notevolmente, ma ormai...) e, assurdo, piace. Giusto per ricordare che NESSUNO ricorda quelli di Freccia Verde.
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Ma se lo fai in nero con il cappuccio a punta, vedrai che è Batman...Ok, un Batman che uccide (o uccideva non so), ma quindi lo rende solo più appetibile agli occhi dei Nerd.
Arrow perderebbe l'appeal se fosse più simile al fumetto? Non credo o non esisterebbe da così tanto tempo: Arrow in sè è spregiudicato, affascinante, donnaiolo, pieno di ideali e ironico. Con Lanterna verde ha un che di gay, certo, ma...
La questione fondamentale sta qui: loro hanno saputo agire. La FOX ci ha provato e ha fallito. E bastava così poco... in primis evitare di mettere per forza i villan legati esclusivamente a Batman.

martedì 2 maggio 2017

Basta con i perbenismi per non far arrabbiare una regione.

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Di recente il cellulare mi tirò fuori la recensione di "Di padre e in figlia", criticandolo per la brutta figura che fa fare ai Veneti che grazia a questa fiction è comprensibile che non vogliano più essere italiani. Spero che questo non sia vero, o meglio perdere che trovare qualcuno che si lamenta per così poco. 
Perché diciamocelo: allora che dovrebbero dire i lucani? O più restringendo: le lucane?
Ipocrite, bugiarde, cattive e maligne. 
Ammetto che non ho mai visto il telefilm "veneto" e mi spiace: lo dico con il cuore in mano perchè la Capotondi è la mia attrice italiana preferita, per lo meno della mia generazione: ci passiamo che 5 anni.
Ma parla di un padre padrone della metà degli anni '50 e del tentativo di emancipazione femminile in puro boom economico e l'inizio della consapevolezza che noi donna non apparteniamo a nessuno fuorché a noi stesse. 
Che orrore! Non sapevano quelli della fiction che c'è un vademecum dell'emancipazione femminile? Come le orripilate perbeniste dove il padre è un uomo probo e onesto che incoraggia la figlia sessantottina e anticonformista e che non fa una scenata di gelosia per la moglie che lavora e la nonnina che sta a casa imapra in una settimana a leggere? 
No perchè è assurdo e grottesco pensare che quelli fossero "gli anni d'oro" del novecento italiano.
E poi tacere per non offendere nessuno.
Non parla di veneti, parla di italiani. Dell'Italia di quel periodo. Eccheccazzo.
Da qui, mi ripeto: cosa dovrebbero dire la materane? Che sono delle matarrese (ammetto che ignoro se "matarresi" sia un plurale unisex)? Senza contare che non parliamo di un periodo dove il bigottismo faceva da padrone e un prete poteva decidere di non sposare una coppia di findanzati perchè lui dichiaratamnte comunista, dove era difficile fare più della quinta elementare e i bambini lavoravano come gli adulti (mio padre in primis), ma nei giorni nostri, dove certi preconcetti sessisti ci illudiamo di averli superati?

Perchè sì: il commento che farò riguarda in verità Sorelle.
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Spero sinceramente che i materani abbiano colto l'occasione, visto quanto è bella la loro città, di uscire di casa a guardarselo, come i napoletani hanno fatto dopo l'ennesima fiction poliziesca partenopea che aveva di buono il poter far vedere le bellissime perle della città porto.
Matera è incantevole fino alla fine, di una bellezza che solo lei può avere.
Per il resto, la storia ha delle belle perle e degli orribili scivoloni.
Abbiamo Chiara, avvocato di successo a Roma, che rappresenta quello che a quanto pare dovrebbero essere tutte le donne affermate: di successo, intelligente, buona, forte nel difendere la famiglia che però non perde tempo a piegarsi a novanta davanti all'ex che a suo tempo l'ha tradita ripetutamente con la sua sorellina e che l'ha sposata. Perchè si sa "doveva sposarlo lei". Sti cazzi.
E alla fine fa pure la scemata all'americana in cui finisce lei in sala parto con l'amica? Pigliate per il culo?! E gli sceneggiatori potrebbero evitare di inculcare che questa è l'unica soluzione che una donna può volere?
Poi c'è la sorella Elena, morta, su cui si concentra tutto.
Antonia è la madre. Una donna che a suo tempo era "libera e felice" tanto da farsi il capo e poi mollarlo, non dopo essere colto in flagrante dalla moglie. E che da allora fa di tutto per rovinare la vita all'altra, quando semplicemente avrebbe dovuto evirare il marito.
Nel contempo quindi tutte le persone che circondano la famiglia colpita dal lutto sono dei gretti e meschini individui, delle malelingue di bassa lega che danno alle donne della famiglia i peggiori insulti che non riescono a fermarsi neanche davanti alla morte: in fondo se è morta, la zoccola, un motivo c'è, giusto?
Poi c'è il classico innamorato segreto sfigato, Daniele, che poi non capisco né perché non se l'è già fatto (buttalo via, il figliolo), né com'è possibile che le sue battute brillanti che gli hanno messo in bocca poi mi fanno altri patetici dialoghi che rasentano la pantomima della peggior specie.

Trovo incredibilmente orrido che il personaggio di Chiara sia finito in un cliché dei più banali.
Le scene dei sogni erotici e simili le ho trovate irritanti e irrilevanti, del tutto superflue se non per far abbassare il livello dell'intelligenza di Chiara ai livelli di una verginella, come del resto il fatto che lei per forza dovrebbe cedere al suo ex amore.
Donne di tutta Italia: se un uomo è ex, un motivo c'è. Sceneggiatori? Evitare queste puttantate sarebbe meglio: magari diventerete bravini e uscirete dall'anonimato.

I bambini... da un lato non ho molto da dire sugli attori bambini, a parte che possono migliorare, ma di certo ho visto di peggio dagli adulti. Anzi, in complesso posso pure dire che non mi dispiaciuti. D'altro avviso sono gli sceneggiatori: la prossima volta evitino di metterne così tanti: non li sanno far parlare. Forse se gli sceneggiatori avessero messo loro in bocca parole migliori, li avrei anche definiti bravi.

La cosa bella, devo dire, è il finale. Ormai avevo deciso di odiare definitivamente la serie, se non per il panorama, poi si è scoperto chi è l'assassino, giusto per dire che, in fondo, chi fa il suo lavoro forse non è meno intelligente della protagonista che, proprio perché donna, vede le cose con i cuoricini. E che non necessariamente la protagonista ci azzecca.
Perchè la realtà è quella che è. Anche se per me dovevano essere più incisivi nel mostrare la realtà che si scontra con l'ottusità della protagonista
Sarebbe andata bene comunque non giustificare i suoi errori di giudizio dovuti all'ormone. O l'orologio biologico.
L'ultima scena manco la considero, perché ha rasentato il patetico.


Sì ho salvato poche cose:
  • Matera (ma era ovvio)
  • Anna Valle, che mi ha fatto sopportare tutto il melodramma. Ha avuto dei momenti bellissimi, come dei momenti orripilanti
  • Irene Ferri, a cui hanno dato un ruolo disgraziato, ma lo ha portato bene avanti
  • Alessio Vassallo, che mi è davvero piaciuto sia per la quasi naturalezza recitativa, sia per le battute che gli hanno dato e che giocavano perfettamente con l'ipocrisia della gente



Non si salvano:
  • Loretta Goggi: da una donna di quel talento, mi aspettavo di più
  • Giorgio Marchesi: non c'è stato un momento in cui mi è piaciuto. Va a fare un corso serio di recitazione. Persino la Morariu è stata più brava e l'unica cosa che ha fatto è recitare ridendo (che non è recitare).
  • Nando Irene, non perché lui sia stato malvagio. In verità è perché ha rappresentato più di tutte l'italiano medio e temo che sia stato così naturale semplicemente perché ha interpretato.


Per tutti gli altri... mi astengo.

Conclusione?
Bello da vedere una volta, ma non farei il bis.

domenica 9 aprile 2017

Oak Island - Goonies nella vita reale... invecchiati.

Allora, non sto scherzando. Amo fare le maratone. Le serie televisive mentre lavoro al pc. Le faccio andare puntata, dopo puntata, dopo puntata.
Devono sottostare ad alcune cose. Essere poco impegnative, evitare puttanate morali del “Salvatori del Mondo”, niente minchiate sentimentali rosa, riducendo tutto a: basta che non irritino per l’irrealtà dei dialoghi e non devono esaltare una certa categoria di uomini che in verità non si spreca neanche a fare la riciclata.

Da qui, Oak Ilsand
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Per caso ho visto mezza puntata della quarta serie. Ho riso così tanto, incredula che ci fossero davvero persone che lo facevano, da mettermi a guardarle TUTTE. Al momento mi mancano due puntate per finire la seconda stagione.
Riassumendo, è un documentario su due fratelli che, ormai credo in pensione, si sono messi in testa di cercare il misterioso tesoro di Oak Island, isola della Nuova Scozia che, da 200 anni è il luogo dove numerosi cacciatori di tesori si sono cimentati in una fantomatica cerca

Per loro, tutto nasce quando uno dei due fratelli lesse un articolo, si appassionò e tirò dentro anche il fratellino più piccolo.
Loro poi crescono e una volta ritiratisi dal lavoro formano una società, comprano la maggior parte dell'isola e cominciano le ricerche.
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I fratelli Walsh invecchiati?
Il più giovane, più pragmatico e avvezzo a soldi e idee di impresa, sembra essere quello più scettico. L'altro è il sognatore. In sé sono una gran bella accoppiata, ben affiatata. Soprattutto si vede l'amore fraterno che c'è tra i due, con Marty (il più piccolo) che si lascia trascinare dal fratello, non solo perché è un sogno comune, il loro, ma perché Rick (esatto: assieme il loro nome è praticamente Ricky Martin... dovrebbero chiamarle il musicista, magari con lui risolvono il mistero) è il motivo per cui sono lì. In sé è bello vedere come due fratelli coltivano il grande sogno dell'infanzia. Dì per sé sono una gran bella storia che potrebbe essere bella, raccontata anche solo per questo. È anche molto bello notare come ogni cosa che venga reputata interessante o degna di essere definita un progresso, loro si preoccupano di avvisare e tenere coinvolto un anziano cercatore d’oro che ha passato anni alla sua ricerca, pieni di sincero affetto nei suoi confronti e rispetto per la storia che lui stesso rappresenta.
Ma questa serie è una cosa diversa. History Channel di certo non si è messa a produrre la loro storia per i bei sentimenti che traspirano. Ma perché i misteri piacciono e vendono. Vendono tanto. Qualunque mistero sia.

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Giacobbo nazionale, creatore di un programma
che tutti segretamente guardano ammirano e
invidiano
E' qualcosa alla Voyager, il programma di Giacobbo, solo che loro si sono focalizzati su una sola cosa e continuano a cercarlo. Deve catturare l'immaginazione e soprattutto i complottisti di tutto il mondo
Scusate, ma è vero. 
Sicuramente History Channel li ha sovvenzionati per fare il documentario se no non sarebbero stati lì a filmare e loro non si sarebbero messi ad ascoltare tutte le ipotesi sull'isola, paragonabili solo all'omicidio di Kennedy. 
Ne sono sicura. 
E anche tanto, o dubito che Marty sarebbe andato ad ascoltare storie che parlano di Arca dell'alleanza, Graal, Templari e Antichi Ebrei che si sono spostati fino a lì, Shakespeare che è un Massone, so che a un certo punto parlano anche dei tesori della corna di Francia... ci sono stati dei momenti in cui, mentre guardi le puntate di questo documentario lo vedi che vuole dire "che stronzata", così come il fratello e altri (i più giovani - i figli e i nipoti - sembra che vogliano solo scoppiare a ridere). Anche perché, scusatemi, ma quando parlano di gallerie fatte in breve tempo, scavando e trivellando, in un'epoca dove per quanto fattibile, il tempo sarebbe stato comunque più lungo, le cose sono per lo meno forzate. Oltre ad un'insulto per l'intelligenza umana. La cosa buona è che essendo 
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La fantomatica pietra che ora dicono dispersa.
Sotto la traduzione della scritta che ora, per ragioni loro,
viene ipotizzata sbagliata
Giuro che mancano solo gli Alieni e poi le hanno provate tutte, mi chiedo perché non l'abbiano ancora fatto (sono alla seconda serie quindi non lo so), visto pure che ogni tre per due fanno riferimento a una tavola con "antichi simboli" che poi sono gli stessi che certi fanatici dicono siano scritte aliene
Forse hanno minacciato quelli della redazione che se gli portavano pure fanatici come quelli avrebbero abbandonato tutto... io l'avrei fatto, per lo meno. 
Anche perché, va bene tutto, ma loro sono lì perché c’è qualcosa che li appassiona, essere presi in giro no. Ci sono andati molto vicino, con un paio degli esperti che li hanno contattati (o per me con cui History Channel li ha messi in contatto) che sinceramente rendevano tutto talmente stupido da essere un insulto.
È facile poi mettersi a pensare a quale potrebbe essere il fantomatico tesoro, se questo esiste davvero.
Non puoi quasi farne a meno. Il più accreditato è tesori dei pirati. 
Ovviamente.
Anche se è decisamente assurdo pensare che dei pirati avessero progettato qualcosa di molto simile all’avventura dei Gunnies, che credo sia una storia che, semplicemente, dovrebbero guardare tutti i bambini del mondo, per poi uscire di casa e giocare ai pirati.

Se amate la storia di caccie al tesoro, questa versione contemporanea è estremamente carina. Se poi siete stati, come me, dei sognatori di queste imprese, senza magari averne avuta una in particolare, guardandoli vi appassionerete sicuramente, perché sapete cosa è quello che li spinge ad andare avanti. Ed è bello sapere che qualcuno, da adulto, riesca a potersi prendere lo sfizio di poter indagare sul suo grande mistero dell’infanzia.

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Il sogno di tutti i ragazzini del mondo...
Essere uno di loro, ma meglio.

giovedì 6 aprile 2017

Piccoli libri per poco tempo libero: la Cerimonia del Massaggio di Alan Bennet

La mia (troppo) piccola biblioteca è costellata di romanzi infiniti e racconti brevi. Non me ne faccio una colpa, amando la lettura non posso fare a meno di vagare su qualunque cosa. In verità non ho più un genere letterario fisso, se l'ho mai avuto, e mi diletto quando ho tempo di leggere qualunque cosa.
In verità negli ultimi anni i miei sforzi economici si sono indirizzati maggiormente su saggi storici (Robespierre!! Robespierre!!) o libri di architettura, urbanistica e paesaggio.
Se però voglio seriamente rilassare la mente (i saggi storici mi attivano la fantasia e non mi fermo più, gli altri li uso per lavoro e studio) mi piace passare il tempo con libri decisamente più tranquilli. Ovvero tutti gli altri.
In questo post voglio parlare di un genere di libro che chiamerei libro breve.
Perchè andiamo: non tutti siamo capaci di passare troppo tempo su un buon libro con un interessante numero di pagine, tanto vale provare a godersi un libro più breve che permette quindi di passare in fretta ad altro, viso anche la sempre più bassa capacità di attenzione.

LA CERIMONIA DEL MASSAGGIO di Alan Bennet (Edizioni Adelphi) è uno di quei libri. All'autore britannico sono bastati meno di cento pagine per raccontare una storia completa. I personaggi di cui parla o accenna appena sono infiniti, ma allo stesso tempo pochissimi.
La storia è piuttosto semplice: si tratta di una cerimonia funebre. La cerimonia di beneamato Clive, un massaggiatore che ha unito un numero non ben definito di personaggi del mondo della spettacolo che si sono quindi tutti riuniti per la sua commemorazione.
Padre Jolliffe Geiffrey (sua madre - l'autore - deve averlo odiato quando l'ha creato per dargli un nome del genere) è il punto di vista effettivo della storia, essendo anche il cerimoniere di questa commemorazione. E' un prete anglicano a cui si contrappone sul piano religioso quello di Treacher (il cui nome mi sembra alluda incredibilmente a quello della Thatcher, ma forse sono io che non sono abbastanza anglofona), che è un'altra mentre narrante.
Padre Jolliffe si contrappone anche all'amico Clive: tanto il primo è suo malgrado forse, solitario e imbranato, l'altro è mondano e catalizzante. 
Clive è morto misteriosamente in un luogo remoto e quasi tutti i partecipanti temono che il male incurabile che lo ha ucciso sia, essenzialmente, una malattia sessualmente trasmissibile.
Non è infatti nascosto al lettore che l'aitante massaggiatore di colore sia o sia stato l'amante praticamente di tutti i presenti.
Man mano il racconto procede, quasi ti affezioni a tutti i personaggi, dalla vecchietta che si spaccia per una parente del defunto, al (troppo) giovane ragazzo che tenta di parlare. Sono pochi i personaggi che hanno davvero un ruolo, sembrando per lo più un corale di emozioni simili e personali che li rende comunque tutti importanti: sembra quasi che sia la teatralità dell'intera situazione, non senza una certa ironia, tutte le emozioni umane possibili in una situazioni del genere e che sia questo timore e questa voglia di vivere ad essere i protagonisti dell'intera vicenda.
Non è possibile definire questo libro il più bello che si sia mai letto, ma certamente fa la sua figura. Il racconto è adatto per passare un pomeriggio per ridere un po' alle spalle (inesistenti) di persone che si sentono invincibili fino a quando non si trovano davvero davanti alla possibilità della morte. Non ti fa pensare alla profondità dell'essere o al senso della vita (per quando l'argomento che da origine al tutto sia serissimo) ma sicuramente ti distrae un po'.

Lettura consigliata durante un caldo e tranquillo pomeriggio.

martedì 4 aprile 2017

Tavola Luminosa AGPtek A3

Di recente ho parlato di un altro aggeggio tecnologico: il Lumsing. 
Questa tavola luminosa è il motivo per cui l'ho comprato.
Tutto risale a mesi fa e l'inverno stava finendo.
Non sto qui a raccontare la lunga serie di ricerche che ho fatto che partono da tutt'altro, fino ad arrivare alle tavole luminose.
A casa mia ci sono sempre state delle tavole luminose: mio padre per lavoro ne aveva due (una a casa e una in ufficio) e sono tutt'ora perfettamente funzionanti ma estremamente scomode (e pesanti).
Capirete quindi che, volendo cercare qualcosa del genere, dovevo sopperire non tanto ad un'esigenza base, ma piuttosto a qualcosa che avesse caratteristiche ben precise:
  • leggerezza
  • grandezza superiore all' A4
  • facilità di trasporto
  • prezzo accessibile
  • luci regolabili
Infatti non sono finita subito su questo particolare prodotto, ma su un'altro che, apriti cielo, era in squisita offerta. Il mio problema fu l'aspettare troppo: non avendo possibilità economica in quel preciso momento, ho dovuto aspettare e l'offerta è sfumata... prima ancora di averli.
Alla fine, depressa, ho fatto caso al AGPtek 14.6X18.5Inch .

Mi sono dovuta convincere a comprarlo. Perché? Per la luminosità. L'altro prodotto poteva cambiare la luminosità, questo no. Ormai, però, ero così ossessionata all'idea di avere una tavola luminosa, che mi sono convinta a comprarla comunque con la scusa mentale che avrei testato l'utilità del prodotto prima di poterci spendere più soldi (per un A2).
La conquista definitiva sul prodotto AGPtek 14.6X18.5Inch poi è arrivata quando ho visto l'alimentazione: funzionava con un USB, permettendo quindi di alimentarsi anche tramite il PC se fosse stato necessario (da qui il comprare il caricatore di USB che mi allontana dal pc e posso lavorare senza tenerlo accesso) che mi ha reso più tranquilla nel non dover cercare un adattatore universale.

Poi è arrivato... e me ne sono innamorata.
Mentre mia madre mi consacrava una malata di tecnologia (Geek? Chi siete voi? Niente!) io mi sono scartata il pacco come se fosse stato Natale.





Nulla da dire sulla tavola in sé, per lo meno a livello estetico. La tavola è grande, bella proprio come si vede dalla foto.
Oltre a quello ho esultato per un'altra cosa, tirando fuori la tavola: ci sono sia la presa inglese che quella italiana (che io chiamo "civile") e il filo USB che è staccato.
Parliamo del filo, che non è particolarmente lungo, come mi aspettavo, ma è un'altra la cosa che ho notato: l'attacco USB era ovvio, ma è apprezzabile l'altro attacco: è lo stesso dei cellulari quindi la sostituzione è estremamente rapida in caso di bisogno (o nel mio caso, evito di usare quello personale e uso quello che ho già in giro).

Poi tocca alla tavola in sé: ha tre luminosità.
Sono entusiasta. Le tre luminosità sono bellissime e mi fanno davvero tanto felice. Ora, voi direte: ma come, non c'era scritto?
La risposta è: sì, ma io non ci ho fatto caso, anche perchè ero così concentrata nello stare attenta a non comprare un A4 che mi avrebbe rovinato l'umore, che non ho guardato altro e notare il filo con USB è stato già tanto.

Non c'è molto altro da dire: sicuramente non ha niente da invidiare alle altre tavole luminose più costose, dando un respiro incredibile al lavoro che consente di fare.


domenica 2 aprile 2017

La classica storia di ogni adolescente

A poco più di un anno dalla scomparsa dell'autore, lessi per la prima volta Il giovane Holden di J.D. Sallinger (Einaudi Edizioni). Di recente l'ho riletto e la mia impressione non è cambiato.
Questo romanzo è l'opera prima e più celebre dell'autore.

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Sinceramente, col senno del poi... anche ora è una storia incredibile

Non succede, di per sè, nulla di avvincente, ma è facile comprendere come sia diventato un libro simbolo. O perché possa tutt’ora essere definito così e non solo dalla generazione in cui questo racconto ha visto la luce, ma da parte di tutte le generazioni. E per tutti coloro che ricordano di esserlo stati.
Un riassunto del libro è inutile (ce ne sono talmente tanti, che tanto varrebbe leggerlo, il libro) ma per una recensione che si rispetti di un classico, è impossibile non decretare la propria personale opinione sulla storia. E quindi se è o non è piaciuto.
La risposta? Basta leggere la prima frase scritta qui sopra per capire quanto abbia apprezzato la storia del giovane Holden.
È incredibile come, quando lo leggi, sia facile l’immedesimazione nel personaggio. Anche se si è una donna.
Holden incarna perfettamente ogni adolescente di ogni tempo, ma non di quelli da telefilm o film. Un adolescente VERO, REALE. O sarebbe meglio dire CREDIBILE? 
È tenero e vero, e sfigato ma con un certo… no, scusate. È proprio il classico sfigato. Quello che siamo tutti noi. Non è quello che riesce sempre e comunque, non quello a cui le cose vanno bene perché è qualcuno di speciale o altre cagate simili. 
Holden sogna, sbaglia, si giustifica.
Ma soprattutto cade e tenta di andare avanti.
Bene o male.
Nonostante tutto.

In sé non è definibile una storia incredibile se non per il suo essere specchio di ogni cosa.
Salinger, attraverso la voce di Holden, tocca tutte le esperienze tristi e irrisolvibili di un ragazzo che non è sicuro di quale sia il suo posto nel mondo e di come comportarsi. È facile perdersi tra i suoi ricordi e le sue esperienze, immedesimandosi nel personaggio.
Salla perdita della persona amata, ai sentimenti nascosti per qualcuno, al velato senso di adeguatezza rispetto al mondo nel quale in fondo non si hanno certezze su quale sia il proprio posto e si pensa di andarsene, il tutto tinto in note blu di tristezza dove il freddo invernale di sfondo riesce anche ad entrare dentro l’anima.
Holden incarna perfettamente ogni adolescente di ogni tempo, un adolescente che ha debolezze e fragilità che non è in grado di mostrare neanche a se stesso. Tenero è vero, ha una fragilità così umana che la si sente propria grazie anche alla natura espressiva dell’autore che riesce a tirare fuori anche da noi stessi le stesse insicurezze.


venerdì 31 marzo 2017

Creme viso per pelli impure: gel purificante di Bionova e Rhassoult di Alva.

Quando devo parlare di grasso riferito al mio corpo, mi viene quasi da ridere. Con un indice di massa corporea ben lontano dal farmi definire in sovrappeso, si può dire che, se lo incontro per caso, ci devono presentare. Di certo non ci conosciamo.
Poi però se devo parlare della mia pelle del viso, sono tutto un altro paio di maniche. L’ho lucida. Visto la precedente disastroso racconto sulle creme, capirete che no, non sono un’amante dell’andare pesante. In verità ho solo detto la verità (scusate il gioco di parole): non voglio vendere nulla, voglio solo raccontare la mia esperienza.
A questo giro però, non ho cattive intenzioni, o meglio recensioni, ma piuttosto parlare della mia personale esperienza con ben due creme bio presenti in commercio e che vengono definite adatte per le pelli impure che tendono a diventare lucide. Tranquilli, non vi butterò addosso le stesse cose che ci sono nei siti né farò copia-incolla di quello che viene messo sul web. Sì, ci tengo che si sappia.
Tempo fa, comunque, comprai ben tre creme per il viso. Gesto dettato dal panico di non averne, panico dettato a sua volta dall’orroribile esperienza che avevo avuto con la crema COOP. Tre creme è assurdo, per una come me, che non se ne mette a chili e non ne apre mille alla volta. Infatti dopo tenti mesi, ne ho provate solo due e per ovvie ragioni.
Ma partiamo con il periodo estivo/caldo, quello che sta per venire e che coincide con la prima che ho provato.

Si tratta della CREMA GEL PURIFICANTE VISO DELLA BIONOVA
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Provai per prima questa crema per ovvi motivi legati alla freschezza degli ingredienti: tra il cetriolo e gli agrumi tutto urlava estate e io mi volli fidare di questa suggestione. Ci azzeccai.
Parliamo della confezione. Boccettino con dosatore, per evitare gli sprechi, è estremamente comodo nel suo utilizzo. La cosa più bella però non è il contenitore, ma il contenuto. La crema ha un profumo meraviglioso, agrumato e fresco, che non ti rimane addosso come il fantasma delle brutte figure ad ossessionarti. Stenderlo poi è piacevole e veloce, tanto che si assorbe davvero in fretta. La mia pelle è stata entusiasta, soprattutto dopo gli incubi precedenti. Sono stata bene nell’utilizzo per quasi tutto l’autunno
Con l'arrivo del freddo la mia pelle sentiva l’esigenza di qualcosa di diverso. Cosa che, detto tra noi, non mi ha fermato dal continuare per un mese imperterrita.
Fu quando la mia pelle quasi si feriva al contatto con l’aria e il contatto con la pelle della  crema non donava alcuna sensazione di benessere che ho deciso di provarne un’altra dei miei acquisti.


È stato il momento della CREMA RHASSOULT di ALVA.

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Crema attiva lenitiva e opacizzante per pelli impure.
Detto in tutta onestà: una vera bomba. Nel momento stesso in cui l’ho messa la pelle è stata più morbida ed elastica, quasi mi sembrava che le piccole celluline che la compongono piangevano commosse per il benessere (sì, tipo quello che succede nei film con un bel massaggio). La pelle aveva assunto un aspetto sano e morbido. Direi fresco, se non sapessi che con la mia pelle sarebbe un’esagerazione. Il freddo comunque non mi ha più creato problemi. L’assorbimento non è così immediato come la crema precedente. O meglio: è immediato se la mia pelle è particolarmente sofferente, meno immediato (ma comunque veloce) se è più nutrita. Il prodotto per il resto è in un contenitore classico, tipo pomata che quindi minimizza gli sprechi. Solo ora noto che la mia pelle comincia a sembrare reagire al suo contatto come se fosse troppo nutrita. Ma non per l’elasticità e la morbidezza della pelle, ma proprio come se fosse troppo. Credo sia dovuto all’innalzamento delle temperature. La nota dolente è il profumo. Più che profumo è odore. Non è il massimo, ma una volta assorbita, io non lo sento più e sinceramente, anche se puzzasse d'aglio, la mia pelle ormai è innamorata.

Nei fatti ho riprovato a mettere la crema di Bionova, riscoprendo il magnifico profumo, che in effetti ora la temperatura le è tornata amica e la indosso con piacere, optando quindi perl a scelta di mettere questa il giorno e la Rhassoult per la notte, non che io faccia mai molto caso, o che mi ricordi di mettere sempre la crema, o che voglia sempre farlo, ma in questo modo posso godermele entrambe e magari finire quel (spero poco) che avanza della crema invernale.

Un'altra nota interessante che ho notato è l'associazione con il fondotinta. Avendo l'abitudine di mescolare il mio fondotinta in crema, soprattutto se denso, con una crema, anche solo per diluirlo posso affermare che contrariamente al precedente prodotto recensito entrambe le creme hanno avuto un'ottima reazione con gli stessi fondotinta.
Per intenderci: la crema gel Bionova, pur essendo anche lei gel, si amalgama con facilità, per qualche secondo ho temuto che non si funzionasse, ma non mi ha deluso. A conferma che essere gel NON è una scusa. La Rhassoult dell'Alva invece non mi ha fatto temere nulla, ma ho notato che c'è un leggero schiarimento del fondotinta, credo sia dovuto dalla maggiore densità del prodotto e dal suo colore bianco. 



Quando le avrò finite, finalmente, toccherà alla terza crema...