domenica 9 aprile 2017

Oak Island - Goonies nella vita reale... invecchiati.

Allora, non sto scherzando. Amo fare le maratone. Le serie televisive mentre lavoro al pc. Le faccio andare puntata, dopo puntata, dopo puntata.
Devono sottostare ad alcune cose. Essere poco impegnative, evitare puttanate morali del “Salvatori del Mondo”, niente minchiate sentimentali rosa, riducendo tutto a: basta che non irritino per l’irrealtà dei dialoghi e non devono esaltare una certa categoria di uomini che in verità non si spreca neanche a fare la riciclata.

Da qui, Oak Ilsand
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Per caso ho visto mezza puntata della quarta serie. Ho riso così tanto, incredula che ci fossero davvero persone che lo facevano, da mettermi a guardarle TUTTE. Al momento mi mancano due puntate per finire la seconda stagione.
Riassumendo, è un documentario su due fratelli che, ormai credo in pensione, si sono messi in testa di cercare il misterioso tesoro di Oak Island, isola della Nuova Scozia che, da 200 anni è il luogo dove numerosi cacciatori di tesori si sono cimentati in una fantomatica cerca

Per loro, tutto nasce quando uno dei due fratelli lesse un articolo, si appassionò e tirò dentro anche il fratellino più piccolo.
Loro poi crescono e una volta ritiratisi dal lavoro formano una società, comprano la maggior parte dell'isola e cominciano le ricerche.
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I fratelli Walsh invecchiati?
Il più giovane, più pragmatico e avvezzo a soldi e idee di impresa, sembra essere quello più scettico. L'altro è il sognatore. In sé sono una gran bella accoppiata, ben affiatata. Soprattutto si vede l'amore fraterno che c'è tra i due, con Marty (il più piccolo) che si lascia trascinare dal fratello, non solo perché è un sogno comune, il loro, ma perché Rick (esatto: assieme il loro nome è praticamente Ricky Martin... dovrebbero chiamarle il musicista, magari con lui risolvono il mistero) è il motivo per cui sono lì. In sé è bello vedere come due fratelli coltivano il grande sogno dell'infanzia. Dì per sé sono una gran bella storia che potrebbe essere bella, raccontata anche solo per questo. È anche molto bello notare come ogni cosa che venga reputata interessante o degna di essere definita un progresso, loro si preoccupano di avvisare e tenere coinvolto un anziano cercatore d’oro che ha passato anni alla sua ricerca, pieni di sincero affetto nei suoi confronti e rispetto per la storia che lui stesso rappresenta.
Ma questa serie è una cosa diversa. History Channel di certo non si è messa a produrre la loro storia per i bei sentimenti che traspirano. Ma perché i misteri piacciono e vendono. Vendono tanto. Qualunque mistero sia.

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Giacobbo nazionale, creatore di un programma
che tutti segretamente guardano ammirano e
invidiano
E' qualcosa alla Voyager, il programma di Giacobbo, solo che loro si sono focalizzati su una sola cosa e continuano a cercarlo. Deve catturare l'immaginazione e soprattutto i complottisti di tutto il mondo
Scusate, ma è vero. 
Sicuramente History Channel li ha sovvenzionati per fare il documentario se no non sarebbero stati lì a filmare e loro non si sarebbero messi ad ascoltare tutte le ipotesi sull'isola, paragonabili solo all'omicidio di Kennedy. 
Ne sono sicura. 
E anche tanto, o dubito che Marty sarebbe andato ad ascoltare storie che parlano di Arca dell'alleanza, Graal, Templari e Antichi Ebrei che si sono spostati fino a lì, Shakespeare che è un Massone, so che a un certo punto parlano anche dei tesori della corna di Francia... ci sono stati dei momenti in cui, mentre guardi le puntate di questo documentario lo vedi che vuole dire "che stronzata", così come il fratello e altri (i più giovani - i figli e i nipoti - sembra che vogliano solo scoppiare a ridere). Anche perché, scusatemi, ma quando parlano di gallerie fatte in breve tempo, scavando e trivellando, in un'epoca dove per quanto fattibile, il tempo sarebbe stato comunque più lungo, le cose sono per lo meno forzate. Oltre ad un'insulto per l'intelligenza umana. La cosa buona è che essendo 
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La fantomatica pietra che ora dicono dispersa.
Sotto la traduzione della scritta che ora, per ragioni loro,
viene ipotizzata sbagliata
Giuro che mancano solo gli Alieni e poi le hanno provate tutte, mi chiedo perché non l'abbiano ancora fatto (sono alla seconda serie quindi non lo so), visto pure che ogni tre per due fanno riferimento a una tavola con "antichi simboli" che poi sono gli stessi che certi fanatici dicono siano scritte aliene
Forse hanno minacciato quelli della redazione che se gli portavano pure fanatici come quelli avrebbero abbandonato tutto... io l'avrei fatto, per lo meno. 
Anche perché, va bene tutto, ma loro sono lì perché c’è qualcosa che li appassiona, essere presi in giro no. Ci sono andati molto vicino, con un paio degli esperti che li hanno contattati (o per me con cui History Channel li ha messi in contatto) che sinceramente rendevano tutto talmente stupido da essere un insulto.
È facile poi mettersi a pensare a quale potrebbe essere il fantomatico tesoro, se questo esiste davvero.
Non puoi quasi farne a meno. Il più accreditato è tesori dei pirati. 
Ovviamente.
Anche se è decisamente assurdo pensare che dei pirati avessero progettato qualcosa di molto simile all’avventura dei Gunnies, che credo sia una storia che, semplicemente, dovrebbero guardare tutti i bambini del mondo, per poi uscire di casa e giocare ai pirati.

Se amate la storia di caccie al tesoro, questa versione contemporanea è estremamente carina. Se poi siete stati, come me, dei sognatori di queste imprese, senza magari averne avuta una in particolare, guardandoli vi appassionerete sicuramente, perché sapete cosa è quello che li spinge ad andare avanti. Ed è bello sapere che qualcuno, da adulto, riesca a potersi prendere lo sfizio di poter indagare sul suo grande mistero dell’infanzia.

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Il sogno di tutti i ragazzini del mondo...
Essere uno di loro, ma meglio.

giovedì 6 aprile 2017

Piccoli libri per poco tempo libero: la Cerimonia del Massaggio di Alan Bennet

La mia (troppo) piccola biblioteca è costellata di romanzi infiniti e racconti brevi. Non me ne faccio una colpa, amando la lettura non posso fare a meno di vagare su qualunque cosa. In verità non ho più un genere letterario fisso, se l'ho mai avuto, e mi diletto quando ho tempo di leggere qualunque cosa.
In verità negli ultimi anni i miei sforzi economici si sono indirizzati maggiormente su saggi storici (Robespierre!! Robespierre!!) o libri di architettura, urbanistica e paesaggio.
Se però voglio seriamente rilassare la mente (i saggi storici mi attivano la fantasia e non mi fermo più, gli altri li uso per lavoro e studio) mi piace passare il tempo con libri decisamente più tranquilli. Ovvero tutti gli altri.
In questo post voglio parlare di un genere di libro che chiamerei libro breve.
Perchè andiamo: non tutti siamo capaci di passare troppo tempo su un buon libro con un interessante numero di pagine, tanto vale provare a godersi un libro più breve che permette quindi di passare in fretta ad altro, viso anche la sempre più bassa capacità di attenzione.

LA CERIMONIA DEL MASSAGGIO di Alan Bennet (Edizioni Adelphi) è uno di quei libri. All'autore britannico sono bastati meno di cento pagine per raccontare una storia completa. I personaggi di cui parla o accenna appena sono infiniti, ma allo stesso tempo pochissimi.
La storia è piuttosto semplice: si tratta di una cerimonia funebre. La cerimonia di beneamato Clive, un massaggiatore che ha unito un numero non ben definito di personaggi del mondo della spettacolo che si sono quindi tutti riuniti per la sua commemorazione.
Padre Jolliffe Geiffrey (sua madre - l'autore - deve averlo odiato quando l'ha creato per dargli un nome del genere) è il punto di vista effettivo della storia, essendo anche il cerimoniere di questa commemorazione. E' un prete anglicano a cui si contrappone sul piano religioso quello di Treacher (il cui nome mi sembra alluda incredibilmente a quello della Thatcher, ma forse sono io che non sono abbastanza anglofona), che è un'altra mentre narrante.
Padre Jolliffe si contrappone anche all'amico Clive: tanto il primo è suo malgrado forse, solitario e imbranato, l'altro è mondano e catalizzante. 
Clive è morto misteriosamente in un luogo remoto e quasi tutti i partecipanti temono che il male incurabile che lo ha ucciso sia, essenzialmente, una malattia sessualmente trasmissibile.
Non è infatti nascosto al lettore che l'aitante massaggiatore di colore sia o sia stato l'amante praticamente di tutti i presenti.
Man mano il racconto procede, quasi ti affezioni a tutti i personaggi, dalla vecchietta che si spaccia per una parente del defunto, al (troppo) giovane ragazzo che tenta di parlare. Sono pochi i personaggi che hanno davvero un ruolo, sembrando per lo più un corale di emozioni simili e personali che li rende comunque tutti importanti: sembra quasi che sia la teatralità dell'intera situazione, non senza una certa ironia, tutte le emozioni umane possibili in una situazioni del genere e che sia questo timore e questa voglia di vivere ad essere i protagonisti dell'intera vicenda.
Non è possibile definire questo libro il più bello che si sia mai letto, ma certamente fa la sua figura. Il racconto è adatto per passare un pomeriggio per ridere un po' alle spalle (inesistenti) di persone che si sentono invincibili fino a quando non si trovano davvero davanti alla possibilità della morte. Non ti fa pensare alla profondità dell'essere o al senso della vita (per quando l'argomento che da origine al tutto sia serissimo) ma sicuramente ti distrae un po'.

Lettura consigliata durante un caldo e tranquillo pomeriggio.

martedì 4 aprile 2017

Tavola Luminosa AGPtek A3

Di recente ho parlato di un altro aggeggio tecnologico: il Lumsing. 
Questa tavola luminosa è il motivo per cui l'ho comprato.
Tutto risale a mesi fa e l'inverno stava finendo.
Non sto qui a raccontare la lunga serie di ricerche che ho fatto che partono da tutt'altro, fino ad arrivare alle tavole luminose.
A casa mia ci sono sempre state delle tavole luminose: mio padre per lavoro ne aveva due (una a casa e una in ufficio) e sono tutt'ora perfettamente funzionanti ma estremamente scomode (e pesanti).
Capirete quindi che, volendo cercare qualcosa del genere, dovevo sopperire non tanto ad un'esigenza base, ma piuttosto a qualcosa che avesse caratteristiche ben precise:
  • leggerezza
  • grandezza superiore all' A4
  • facilità di trasporto
  • prezzo accessibile
  • luci regolabili
Infatti non sono finita subito su questo particolare prodotto, ma su un'altro che, apriti cielo, era in squisita offerta. Il mio problema fu l'aspettare troppo: non avendo possibilità economica in quel preciso momento, ho dovuto aspettare e l'offerta è sfumata... prima ancora di averli.
Alla fine, depressa, ho fatto caso al AGPtek 14.6X18.5Inch .

Mi sono dovuta convincere a comprarlo. Perché? Per la luminosità. L'altro prodotto poteva cambiare la luminosità, questo no. Ormai, però, ero così ossessionata all'idea di avere una tavola luminosa, che mi sono convinta a comprarla comunque con la scusa mentale che avrei testato l'utilità del prodotto prima di poterci spendere più soldi (per un A2).
La conquista definitiva sul prodotto AGPtek 14.6X18.5Inch poi è arrivata quando ho visto l'alimentazione: funzionava con un USB, permettendo quindi di alimentarsi anche tramite il PC se fosse stato necessario (da qui il comprare il caricatore di USB che mi allontana dal pc e posso lavorare senza tenerlo accesso) che mi ha reso più tranquilla nel non dover cercare un adattatore universale.

Poi è arrivato... e me ne sono innamorata.
Mentre mia madre mi consacrava una malata di tecnologia (Geek? Chi siete voi? Niente!) io mi sono scartata il pacco come se fosse stato Natale.





Nulla da dire sulla tavola in sé, per lo meno a livello estetico. La tavola è grande, bella proprio come si vede dalla foto.
Oltre a quello ho esultato per un'altra cosa, tirando fuori la tavola: ci sono sia la presa inglese che quella italiana (che io chiamo "civile") e il filo USB che è staccato.
Parliamo del filo, che non è particolarmente lungo, come mi aspettavo, ma è un'altra la cosa che ho notato: l'attacco USB era ovvio, ma è apprezzabile l'altro attacco: è lo stesso dei cellulari quindi la sostituzione è estremamente rapida in caso di bisogno (o nel mio caso, evito di usare quello personale e uso quello che ho già in giro).

Poi tocca alla tavola in sé: ha tre luminosità.
Sono entusiasta. Le tre luminosità sono bellissime e mi fanno davvero tanto felice. Ora, voi direte: ma come, non c'era scritto?
La risposta è: sì, ma io non ci ho fatto caso, anche perchè ero così concentrata nello stare attenta a non comprare un A4 che mi avrebbe rovinato l'umore, che non ho guardato altro e notare il filo con USB è stato già tanto.

Non c'è molto altro da dire: sicuramente non ha niente da invidiare alle altre tavole luminose più costose, dando un respiro incredibile al lavoro che consente di fare.


domenica 2 aprile 2017

La classica storia di ogni adolescente

A poco più di un anno dalla scomparsa dell'autore, lessi per la prima volta Il giovane Holden di J.D. Sallinger (Einaudi Edizioni). Di recente l'ho riletto e la mia impressione non è cambiato.
Questo romanzo è l'opera prima e più celebre dell'autore.

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Sinceramente, col senno del poi... anche ora è una storia incredibile

Non succede, di per sè, nulla di avvincente, ma è facile comprendere come sia diventato un libro simbolo. O perché possa tutt’ora essere definito così e non solo dalla generazione in cui questo racconto ha visto la luce, ma da parte di tutte le generazioni. E per tutti coloro che ricordano di esserlo stati.
Un riassunto del libro è inutile (ce ne sono talmente tanti, che tanto varrebbe leggerlo, il libro) ma per una recensione che si rispetti di un classico, è impossibile non decretare la propria personale opinione sulla storia. E quindi se è o non è piaciuto.
La risposta? Basta leggere la prima frase scritta qui sopra per capire quanto abbia apprezzato la storia del giovane Holden.
È incredibile come, quando lo leggi, sia facile l’immedesimazione nel personaggio. Anche se si è una donna.
Holden incarna perfettamente ogni adolescente di ogni tempo, ma non di quelli da telefilm o film. Un adolescente VERO, REALE. O sarebbe meglio dire CREDIBILE? 
È tenero e vero, e sfigato ma con un certo… no, scusate. È proprio il classico sfigato. Quello che siamo tutti noi. Non è quello che riesce sempre e comunque, non quello a cui le cose vanno bene perché è qualcuno di speciale o altre cagate simili. 
Holden sogna, sbaglia, si giustifica.
Ma soprattutto cade e tenta di andare avanti.
Bene o male.
Nonostante tutto.

In sé non è definibile una storia incredibile se non per il suo essere specchio di ogni cosa.
Salinger, attraverso la voce di Holden, tocca tutte le esperienze tristi e irrisolvibili di un ragazzo che non è sicuro di quale sia il suo posto nel mondo e di come comportarsi. È facile perdersi tra i suoi ricordi e le sue esperienze, immedesimandosi nel personaggio.
Salla perdita della persona amata, ai sentimenti nascosti per qualcuno, al velato senso di adeguatezza rispetto al mondo nel quale in fondo non si hanno certezze su quale sia il proprio posto e si pensa di andarsene, il tutto tinto in note blu di tristezza dove il freddo invernale di sfondo riesce anche ad entrare dentro l’anima.
Holden incarna perfettamente ogni adolescente di ogni tempo, un adolescente che ha debolezze e fragilità che non è in grado di mostrare neanche a se stesso. Tenero è vero, ha una fragilità così umana che la si sente propria grazie anche alla natura espressiva dell’autore che riesce a tirare fuori anche da noi stessi le stesse insicurezze.


venerdì 31 marzo 2017

Creme viso per pelli impure: gel purificante di Bionova e Rhassoult di Alva.

Quando devo parlare di grasso riferito al mio corpo, mi viene quasi da ridere. Con un indice di massa corporea ben lontano dal farmi definire in sovrappeso, si può dire che, se lo incontro per caso, ci devono presentare. Di certo non ci conosciamo.
Poi però se devo parlare della mia pelle del viso, sono tutto un altro paio di maniche. L’ho lucida. Visto la precedente disastroso racconto sulle creme, capirete che no, non sono un’amante dell’andare pesante. In verità ho solo detto la verità (scusate il gioco di parole): non voglio vendere nulla, voglio solo raccontare la mia esperienza.
A questo giro però, non ho cattive intenzioni, o meglio recensioni, ma piuttosto parlare della mia personale esperienza con ben due creme bio presenti in commercio e che vengono definite adatte per le pelli impure che tendono a diventare lucide. Tranquilli, non vi butterò addosso le stesse cose che ci sono nei siti né farò copia-incolla di quello che viene messo sul web. Sì, ci tengo che si sappia.
Tempo fa, comunque, comprai ben tre creme per il viso. Gesto dettato dal panico di non averne, panico dettato a sua volta dall’orroribile esperienza che avevo avuto con la crema COOP. Tre creme è assurdo, per una come me, che non se ne mette a chili e non ne apre mille alla volta. Infatti dopo tenti mesi, ne ho provate solo due e per ovvie ragioni.
Ma partiamo con il periodo estivo/caldo, quello che sta per venire e che coincide con la prima che ho provato.

Si tratta della CREMA GEL PURIFICANTE VISO DELLA BIONOVA
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Provai per prima questa crema per ovvi motivi legati alla freschezza degli ingredienti: tra il cetriolo e gli agrumi tutto urlava estate e io mi volli fidare di questa suggestione. Ci azzeccai.
Parliamo della confezione. Boccettino con dosatore, per evitare gli sprechi, è estremamente comodo nel suo utilizzo. La cosa più bella però non è il contenitore, ma il contenuto. La crema ha un profumo meraviglioso, agrumato e fresco, che non ti rimane addosso come il fantasma delle brutte figure ad ossessionarti. Stenderlo poi è piacevole e veloce, tanto che si assorbe davvero in fretta. La mia pelle è stata entusiasta, soprattutto dopo gli incubi precedenti. Sono stata bene nell’utilizzo per quasi tutto l’autunno
Con l'arrivo del freddo la mia pelle sentiva l’esigenza di qualcosa di diverso. Cosa che, detto tra noi, non mi ha fermato dal continuare per un mese imperterrita.
Fu quando la mia pelle quasi si feriva al contatto con l’aria e il contatto con la pelle della  crema non donava alcuna sensazione di benessere che ho deciso di provarne un’altra dei miei acquisti.


È stato il momento della CREMA RHASSOULT di ALVA.

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Crema attiva lenitiva e opacizzante per pelli impure.
Detto in tutta onestà: una vera bomba. Nel momento stesso in cui l’ho messa la pelle è stata più morbida ed elastica, quasi mi sembrava che le piccole celluline che la compongono piangevano commosse per il benessere (sì, tipo quello che succede nei film con un bel massaggio). La pelle aveva assunto un aspetto sano e morbido. Direi fresco, se non sapessi che con la mia pelle sarebbe un’esagerazione. Il freddo comunque non mi ha più creato problemi. L’assorbimento non è così immediato come la crema precedente. O meglio: è immediato se la mia pelle è particolarmente sofferente, meno immediato (ma comunque veloce) se è più nutrita. Il prodotto per il resto è in un contenitore classico, tipo pomata che quindi minimizza gli sprechi. Solo ora noto che la mia pelle comincia a sembrare reagire al suo contatto come se fosse troppo nutrita. Ma non per l’elasticità e la morbidezza della pelle, ma proprio come se fosse troppo. Credo sia dovuto all’innalzamento delle temperature. La nota dolente è il profumo. Più che profumo è odore. Non è il massimo, ma una volta assorbita, io non lo sento più e sinceramente, anche se puzzasse d'aglio, la mia pelle ormai è innamorata.

Nei fatti ho riprovato a mettere la crema di Bionova, riscoprendo il magnifico profumo, che in effetti ora la temperatura le è tornata amica e la indosso con piacere, optando quindi perl a scelta di mettere questa il giorno e la Rhassoult per la notte, non che io faccia mai molto caso, o che mi ricordi di mettere sempre la crema, o che voglia sempre farlo, ma in questo modo posso godermele entrambe e magari finire quel (spero poco) che avanza della crema invernale.

Un'altra nota interessante che ho notato è l'associazione con il fondotinta. Avendo l'abitudine di mescolare il mio fondotinta in crema, soprattutto se denso, con una crema, anche solo per diluirlo posso affermare che contrariamente al precedente prodotto recensito entrambe le creme hanno avuto un'ottima reazione con gli stessi fondotinta.
Per intenderci: la crema gel Bionova, pur essendo anche lei gel, si amalgama con facilità, per qualche secondo ho temuto che non si funzionasse, ma non mi ha deluso. A conferma che essere gel NON è una scusa. La Rhassoult dell'Alva invece non mi ha fatto temere nulla, ma ho notato che c'è un leggero schiarimento del fondotinta, credo sia dovuto dalla maggiore densità del prodotto e dal suo colore bianco. 



Quando le avrò finite, finalmente, toccherà alla terza crema...

martedì 21 marzo 2017

Westword - dove tutto è concesso

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In verità non sono un'amane delle storie dei pistoleri.
In verità se proprio voglio cappa e spada. Peccato che in questo periodo fanno orribili cappa e spada e poi questa meravigliosa e dolcissima meraviglia di stile.
Tempo non permettendo, mi sono rimessa a guardare Westword, nuovo telefilm USA che ricalca un vecchio film, sempre di quel continente.
In verità ricordo vagamente il film in questione è innovativo per i suoi tempi, ma questa serie è meglio.
La profondità della ricerca dell' identità presente nel telefilm è lento e continuo. Tra l'altro non in maniera particolarmente pesante e pomposa, anche perché quello che succede ti incuriosisce e ti fa sempre più appassionante. 
Tutto si svolge in un parco di divertimenti in stile western dove gli esseri umani si mescolano a degli androidi che sono umani in tutto e per tutto, dove questi ultimi alla fine soccombono sempre alle smanie e ai desideri più oscuri degli ospiti, senza che questi si sentano in colpa.
E' in questo scenario che si muovono personaggi umani e androidi che si muovono secondo i propri scopi, oscuri e non. Soprattutto da quando alcuni dei residenti (gli androidi) hanno delle "rimembranze" che loro vedono come sogni ad occhi aperti e che invece sono vecchie memorie che riaffiorano.
Tutti sono intrappolati e alla ricerca di qualcosa, e il finale della prima stagione è una meraviglia.
Non sono ridondanti e il bello della storia, che sì ha un filo conduttore, è che questo filo è molto logico e non c'è nulla di particolarmente esasperato.
Che poi, se metti delle personalità da vecchio west, come pensi che reagirebbero davvero con personalità più contemporanee?
La qualità recitativa a volte è un po' forzata (vero Tessa? Ti adoro da anni, ma qui eri eccessiva in certi momenti!), ma in complesso è una delizia.

Anthony Hopkins è splendido, come il suo personaggio.
Ed Harris è l'esempio migliore di uomo western in un mondo non western, l'archetipo del cattivo dei film di quel genere, rivisto in chiave moderna.
Maeve Millay è uno dei personaggi più belli e interessanti che potevano creare e adoro come è interpretato da Thandie Newton.

In verità, lo ammetto. Adoro praticamente tutti i personaggi.

Mi piace perchè non passo tutto il tempo a dire "ma scherziamo?!", ma piuttosto passo tutto il tempo a dire "Maddai!!!".
Finalmente qualcosa di cui ora temo la parabola a discendere!!!

Un consiglio? Guradatelo, ma guardatelo quando avete il tempo per farlo e non avete ansie o grilli per la testa: bisogna guardarlo con calma e non avere fretta. Bisogna guardarlo bene!





















venerdì 10 marzo 2017

Sorelle - la serie televisiva, puntata 1

Stasera è uscita la prima puntata di una nuova miniserie italiana, Sorelle.



Personalmente non apprezzo tantissimo i telefilm nostrani e, da brava cinecriticona, sparo a mille soprattutto perchè sono spesso di una mediocrità recitativa e di sceneggiatura che mi fanno vergognare. Anche perchè anche certe mediocrità straniere sono più apprezzabili per lo meno, se non hanno una di queste due semplici cose (recitazione e sceneggiatura) almeno l'idea creativa. E diciamocelo: il cinema italiano sta passando davvero una fase terribile, figuriamoci i prodotti seriali.
Non nego però che ci sia qualcosa che, se proprio non posso definirlo entusiasmante o innovativo, per lo meno lo definisco interessante.
Questo è quello che posso dire di Sorelle.
Ok, ammetto che stimo sinceramente Anna Valle, che non solo è di una bellezza invidiabile, ma ha anche quello che si dice la capacità di bucare lo schermo. Non cambia mai particolarmente nel modo di recitare, è un po' come Alberto Sordi quando spiegò a un suo fan americano come faceva a entrare così bene nel ruolo lui rispondeva che, semplicemente, metteva i vestiti del lavoro, confermando che era sempre se stesso. Anna Valle sembra fare la stessa cosa: è sempre lei che, in questo caso, è avvocato e sorella maggiore di una (bellissima quasi quanto lei) Ana Morariu e figlia di una Loretta Goggi che è piacevole, ma anche no, e non so se è per colpa del personaggio, fatto oggettivamente male, o della sua voglia di essere se stessa e allo stesso tempo qualcosa di inaspettato per i pubblico. Forse entrambe.

La storia è ovviamente un giallo di come ce ne sono stati sempre tanti nel modo di fare gialli in Italia: Chiara torna a casa, sua sorella è sparita e si scopre morta, rapporti complicati e cose non dette, segreti, antichi amori e altrettanti rancori... Sul serio, niente di nuovo.

C'è un però.

Il però è che comunque la storia è presentata in maniera piacevole.
La storia, nella sua banalità, è strutturata bene e promette di avere un interessante svolgimento.
Il primo capitolo infatti intriga, Anna Valle riesce a mantenere un tono alto tutto il tempo, nonostante le solite filippiche sui sogni che comunque posso anche  giustificare: una sorella scomparsa può creare serie inquietudini. Io sono così traumatizzata dagli esami di matematica che per me coincidono con brutte cose di famiglia (dalla morte del mio cane, a parenti vari che finiscono sotto i ferri) che l'altro giorno ho sognato di subire io stessa un incidente stradale mentre andavo a sostenerlo.

Poi ci sono i misteri inspiegabili che sono apparentemente lontani dalla sparizione di Elena, nonchè della scoperta, da parte di Chiara della presenza di segreti che avvolgevano la vita della sorella minore.
Capirete che ci sono già molti nodi che sono stati trovati, ma è stata una lunga puntata e non sono stati sputati fuori l'uno dopo l'altro, quanto piuttosto mostrati con un adeguato ritmo.

Il legame, poi, tra le due sorelle, che poi dovrebbe essere il fulcro dell'intera storia, si dipana piano piano già davanti agli occhi e, con tutto il cuore, penso che i due personaggi siano molto realistici anche se le battute tra le due non sono sempre al meglio delle possibilità e sembrano anche forzate : emblematica la discussione che le due sorelle hanno avuto nei ricordi di Anna nella casa romana di lei dove il fittizio fa da padrone e dove si nota una certa volontà di voler dire e non dire per non svelare troppo con un risultato piuttosto scadente.

Nota particolare spetta a Matera.
Finalmente la città protagonista non è un paesino, o Napoli, o una Roma ripresa a cazzo. E' una città, patrimonio dell'unesco che meritava di essere filmana un po' anche perchè è talmente complicato poter andare a visitarla che almeno la si vede in televisione. Sapete che manca la ferrovia, vero? Hanno una stazione ferroviaria ma mai avuto una ferrovia e ci vogliono almeno due ore per raggiungere un aereoporto...
Certo, anche per quello che riguarda gli attori che dovrebbero essere materani ho da ridire. Non sono Matarrese (sì, vi ho chiamato così! Wahhahaah) ma non ho riconosciuto l'accento... che non senti i miei parenti di quelle parti da così tanto tempo? Soprattutto perchè qualcuno sembrava campano e qualcun altro pugliese... bah... qui posso sbagliare, in fondo il dialetto o il semidialetto lucano lo parlo solo con mia nonna (o quando la prendo in giro). Forse costringere l'attore ad assumere o un accento più autoctono oppure una dizione pulita sarebbe stato gradito.

Per il resto... speriamo che la storia non cada nel banale se no insulterò tutti.